martedì 19 giugno 2018

UNA MAIL DA SAN CARLOS DE BARILOCHE (Argentina)

Foto da Google

di Agostino Spataro

Fra le mie carte polverose ho trovato una e-mail che mi ricorda la mia condizione di eterno aspirante giornalista a tempo pieno, professione che, per cause diverse, non ho potuto esercitare seppure  iscritto all'Ordine da 35 anni.
La lettera proveniva da San Carlos di Bariloche e la pubblicai sul mio blog   http://montefamoso.blogspot.com/2017/10/bariloche.html proponendomi di scriverci sopra un pezzo sull'intricato tema della collaborazione di scienziati nazisti con il programma nucleare argentino. Ma non diedi seguito al proponimento.
La cosa andò così. Trovandomi in Argentina per un’intervista (pubblicata in “La Repubblica”) a Maria Kodama sul viaggio in Sicilia di Jorge L. Borges e avendo letto in un libro di Abel Basti della presenza di nazisti a Bariloche, fra i quali l'autore e i servizi Usa ci mettono lo stesso Hitler (?), mi recai in questa rinomata cittadina turistica, sperando di fiutare qualcosa, di raccogliere qualche informazione.
Situata ai piedi delle Ande, circondata da laghi ameni e da antiche foreste contenenti specie rare, Bariloche é abitata da una numerosa colonia di tedeschi. 
Un tempo questi luoghi incantevoli erano abitati dai "mapuches" (popolazioni indios diffuse in tutto il Cono Sur), fino a quando non furono sterminati dal generale Roca che, nella seconda metà dell'ottocento, operò una vera e propria "pulizia etnica".
Dopo questa "ripulitura", giunsero gruppi consistenti di tedeschi che qui s'insediarono e fondarono
la città, secondo lo stile tipico dei land bavaresi.
I nazisti vi giunsero dopo la sconfitta della Germania e trovarono un’ottima accoglienza da parte dei connazionali già residenti e delle autorità argentine che avevano bisogno di tecnici, di scienziati per realizzare il loro ambizioso programma nucleare.
Per molti anni, “sindaco” dei tedeschi di Bariloche fu Erik Priebke, salumiere, dopo essere stato il boia delle Ardeatine, il quale - scrive Basti- incurante delle inchieste italiane aperte a suo carico, passava i pomeriggi a giocare a scacchi con il… console italiano. Senza nemmeno aver cambiato nome: Priebke era alle Ardeatine e Priebke rimase a Bariloche. Fino all'estradizione e alla condanna all'ergastolo, alla morte.
Casualmente, entrai in contatto con un docente del Centro atomico di Bariloche che era stato allievo  di uno dei più importanti scienziati nazisti fondatori del Centro.
L’articolo non lo scrissi poiché, dopo i primi, promettenti scambi, la corrispondenza s’interruppe, senza una plausibile ragione. Da entrambi le parti si lasciò cadere…
Di quel contatto, mi restano la copia sbiadita di una foto di Hitler che passa in rassegna i marinai del sottomarino che per primo attaccò la Polonia, fra i quali c’era il futuro scienziato atomico di Bariloche, e la e-mail (vedi testo sotto) dalla quale ho cancellato i dati riferiti al mio corrispondente, per evitargli noie. Nulla di sensazionale, per carità! Solo una modesta esperienza, per altro, incompiuta, per dire che quando si ha voglia di fare informazione, si possono trovare le chiavi giuste, anche in  contesti così complessi.
(Giugno 2018)

Testo e-mail :





giovedì 7 giugno 2018

PIERRE CARNITI, UN COMPAGNO...

Per fortuna, la morte non fa eccezioni. Prima o poi, tutti con lei dovremo regolare i conti. Di noi resterà solo un ricordo buono o cattivo. O nessun ricordo.
Secondo i comportamenti della nostra vita. 
Vi sono uomini cinici e potenti, opportunisti e sleali, servi o prepotenti che sono morti prima di morire. Vi sono uomini liberi, inquieti ma coerenti con le Idee professate che restano vivi anche dopo morti. Uno di questi è Pierre Carniti deceduto, nei giorni scorsi, all'età di 81 anni.
Di Carniti e di altri come lui, ce ne ricorderemo. Egli fu un grande sindacalista cattolico, segretario generale della CISL, un pensatore fine e un combattente strenuo per la Causa dei lavoratori italiani. Insieme a Luciano Lama (CGIL) e a Giorgio Benvenuto (UIL) diedero vita, nelle fabbriche e nella società, al più grandioso e vittorioso movimento unitario di emancipazione della classe operaia italiana. Con la dura lotta (non con i "tavoli") conquistarono, per la prima volta, dignità e diritti quasi impensabili in favore dei lavoratori e del popolo italiani. 
Oggi tali diritti sono stati annullati, in tutto o in parte. I padroni hanno di nuovo le mani libere!
Unita, la "trilpice" sindacale lottò anche per la Pace e per il disarmo, per la libertà e la sovranità dei popoli oppressi e, in primo luogo, per la giusta Causa del popolo martire di Palestina. 
Carniti non fu mai iscritto al Pci, ma per noi, per gli operai era un compagno...Un vero compagno che merita il nostro rispetto, il nostro ricordo riconoscente. (a.s.)  

   


Mi piace ricordarlo con questa foto (un pò sbiadita, del mio archivio personale), scattata durante la conferenza-stampa al Grand Hotel di Roma in occasione della storica visita in Italia (ottobre 1982) di Yasser Arafat, presidente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.  
Da sin: Agostino Spataro, Giorgio Benvenuto, PIERRE CARNITI, Luciano Lama, Emo Egoli, Dario Valori, Yasser Arafat .