giovedì 3 dicembre 2020

LA GUERRA CONTRO I VECCHI

 





di Agostino Spataro *

“…Questi vecchi ingombranti, longevi, con le loro case e pensioni e i loro risparmi, costituiscono una sorta di “potere” a se stante, ostativo della strategia di precarizzazione e di sottoproletarizzazione delle nuove generazioni…”                                                                                                                       “… Mettere i figli contro i padri è un risvolto davvero odioso, pericoloso che potrebbe rompere la catena della solidarietà umana, familiare e sfociare in una sorta di guerra fra generazioni…”

 

1… All’orizzonte del nostro presente, e ancor più del vostro futuro, si profila uno scontro sociale e morale inedito, atipico: una lotta, anche impietosa, contro i vecchi longevi, contro la longevità tout court. Da tempo, se ne avvertono i segnali, purtroppo passati quasi inosservati da chi (media, dirigenti  politici, leader religiosi, ecc) dovrebbe rilevarli, criticarli, contrastarli.                                                Una guerra strisciante ma crescente e, soprattutto, non dichiarata. Solo alcuni hanno avuto l’imprudenza di parlarne, apertamente. Anche in Italia. Voci dal sen sfuggite?                                                              Lo vediamo anche in questa maledetta pandemia del Covid 19 che si accanisce, mortalmente, contro le persone anziane. La qualcosa da certuni é accolta con rassegnazione quando non, addirittura, come un dato “confortante”, desiderabile poiché il Coronavirus sta facendo il “lavoro sporco” che i decisori non si possono permettere di fare : togliere di mezzo e dalle liste delle pensioni tantissime persone considerate “improduttive”.                                                                                                                          Fra le tante immoralità che fioriscono in tempi di neo liberismo senza freni e di “democrazia illiberale” (entrambi facce della stessa medaglia) questa appare una fra le più vergognose e riprovevoli.              Poiché al centro di questa guerra c’è la vita umana nel suo naturale sviluppo ossia un principio sacro (anche nella sua accezione laica) che é una fra le più grandi conquiste della civiltà umanitaria, solidaristica e progressiva degli ultimi secoli.                                                                                          Ma perché si fa la guerra ai vecchi?                                                                                                          Tentiamo di capire. Non credo si faccia soltanto per un perverso sentimento d’ingratitudine o per una degenerazione eugenetica (tipo nazisti per intenderci), ma per ragioni assai più concrete dettate dal materialismo vorace, dal profitto illimitato del capitalismo neoliberista penetrato anche nei gangli vitali dello Stato e dei suoi enti.                                                                                                                    In Italia, molti anziani sono proprietari di case e titolari di una quota importante del risparmio, soprattutto postale. Una gran massa di denaro accumulata negli anni, con sacrifici e rinunzie, in  autotutela personale e familiare, come garanzia di sopravvivenza nei tempi difficili che sono, appunto, quelli della vecchiaia. A ben vedere, negli ultimi tempi, case e risparmio sono entrati nel mirino del “raggio della morte”, divenendo obiettivi di rischiose manovre di natura speculativa. E dire che la vigente (poiché - grazie al voto degli italiani- non è stata modificata) Costituzione italiana prescrive la tutela del risparmio di tutti i cittadini.                                                                                                       Questi vecchi ingombranti, longevi, con le loro case e pensioni e i loro risparmi, costituiscono una sorta di “potere” a se stante, ostativo della strategia di precarizzazione e di sottoproletarizzazione delle nuove generazioni. 

2… Oggi, grazie ai loro vecchi, molti figli e nipoti, spesso inoccupati, possono resistere alle umiliazioni, ai soprusi del cosiddetto “mercato del lavoro” (che definizione schifosa: il lavoro, i lavoratori e le lavoratrici non sono merci che si vendono e si acquistano al mercato!) che li vorrebbe trasformare in manodopera precaria e sottopagata, concorrente con quella importata illegalmente. Insomma, gli anziani (italiani e d’altri Paesi) dopo una vita di duro lavoro, di lotte per il loro e per l’altrui benessere, cercano di sopravvivere con i loro acciacchi e con le loro modeste pensioni. E’ nel loro diritto. Non fanno nulla di male. Anzi sono un fattore di stabilità del sistema e di tenuta dell’ordine sociale e della sicurezza pubblica democratica.                                                                                      Eppure i vecchi sono oggetto di un attacco subdolo proveniente da più parti, soprattutto da talune istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale e, talvolta, anche la BCE, ecc) che li considerano “improduttivi” e divoratori di spesa sociale. Mai che a questi soloni venga in mente di proporre la riduzione delle spese militari. Quelle sì inutili e distruttive.                                                      A tale indirizzo si accodano vari governanti, presi a leasing, e la gran parte dei media di regime che lo amplificano. Si possono citare tante prese di posizioni, mi limito a questa del FMI, riportata dal Corriere della Sera (del 11/4/2912), che propone l’innalzamento dell’età pensionabile e/“ove non sia possibile agire su questo versante bisogna permettere «flessibilità» sulle prestazioni agli enti pensionistici: «dove non si possono alzare contributi o età pensionabili, le prestazioni potrebbero dover essere abbassate».   Un dilemma stringente, impietoso: alzare l’età pensionabile o ridurre il livello di assistenza sociale e sanitaria che in entrambe le ipotesi può portare alla morte anticipata dell’anziano.                            Giacché  alzare l’età pensionabile vuol dire aggravare il processo di logoramento fisico e psichico dell'anziano/a (per altro bloccando il turn over), e così“abbassare le prestazioni” vuol dire non fornire più, nella misura necessaria, l’assistenza  sociale e sanitaria ai vecchi lavoratori che fuoriescono dai parametri del FMI.

3… I fautori di tali teorie e pratiche dimenticano che la gran parte di questi vecchi sono stati i costruttori della nuova Italia repubblicana, gli artefici del boom del dopoguerra, i produttori della ricchezza della nazione che- in tempi di “prima Repubblica”- raggiunse il quinto posto nella lista delle potenze economiche del pianeta.                                                                                                          Oggi, coloro che hanno provocato, in vario modo, la decadenza economica e l’indebitamento grave del Paese, fanno sapere in giro che il PIL non ce la fa a coprire i diritti sociali dei vecchi lavoratori: operai, contadini, braccianti, minatori, tecnici, impiegati, artigiani, artisti, ecc.                                                                                Ora, nessuno vuol negare l’esigenza di una verifica appropriata per, eventualmente, correggere talune storture, ma non si può consentire di porre in discussione la tutela della salute e della vita umana.    Perché di questo si tratta: si vuole usare la morte (in anticipo rispetto alle aspettative di vita) come rimedio per risolvere la crisi sociale e di bilancio.                                                                                   Un utilitarismo spietato contro i vecchi che non producono PIL, ma lo consumano.                              La verità è che questi signori, per non ammettere il fallimento delle loro politiche economiche e sociali, hanno bisogno di montare una colossale mistificazione della realtà, di rompere la coesione sociale, di promuovere, favorire la divisione dei sindacati, della società, delle famiglie.                                          Infatti, in contemporanea c’è un’altra campagna, soprattutto mediatica, mirata a portare la divisione, lo scontro anche all’interno delle famiglie, fra le generazioni.                                                                    Non hai un lavoro, una casa, non ti puoi sposare? La colpa non è di governi incapaci di creare opportunità per i giovani, di una legislazione iniqua introdotta per favorire il precariato, il lavoro nero, clandestino, ma di tuo padre, di tuo nonno che, da biechi egoisti, si vogliono godere la sudata pensione con la quale fanno studiare, vivacchiare i figli inoccupati e/o sfruttati con contratti vergognosi.    Nessuno parla delle scandalose e sospette fortune accumulate, della voragine dell’evasione fiscale che, certo, non riguarda i pensionati e i lavoratori dipendenti.                                                                  L’intento è chiaro: deviare sui genitori l’immensa rabbia dei giovani che non intravedono un futuro degno. Mettere i figli contro i padri è un risvolto davvero odioso, pericoloso che potrebbe rompere la catena della solidarietà umana, familiare e sfociare in una sorta di guerra fra generazioni. Un perfido tranello nel quale- si spera- i giovani non cadano.

Agostino Spataro

 (3 dicembre 2020)

Biografia:  https://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro

 

 

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