giovedì 4 ottobre 2018

FRANCESCO CRISPI E LA REPRESSIONE DEL FASCI DEI LAVORATORI SICILIANI


Il fabbricante di prove 


Oggi, 4 ottobre 2018, al teatro Pirandello di Agrigento, é stato ricordato il bicentenario della nascita (a Ribera) di Francesco Crispi,  fervente repubblicano mazziniano ma con un debole per la monarchia dei Savoia. Non v’è dubbio che egli ebbe una parte importante nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia, tuttavia sul finire dell'800 divenne uno degli uomini di potere più discussi e autoritari, fino al punto, lui siciliano, di macchiarsi di un grave delitto politico: reprimere nel sangue, sulla base di " prove" false costruite a tavolino, il movimento dei "Fasci dei lavoratori " (siciliani), il primo sorto in Italia, solidale e organizzato, popolare e di sinistra, che avrebbe potuto innovare la vita economica e civile della Sicilia e cambiare il corso della storia italiana. Un comportamento a dir poco osceno di cui quasi nessuno parla e/o ne scrive. Nel sottostante articolo la mia modesta ricostruzione dei fatti.   


“Fin dagli albori della storia, la mala politica ha fatto ricorso alla menzogna, alla contraffazione, ha imbastito intrighi e represso complotti immaginari, per liquidare oppositori o paesi ostili. La "ragion di Stato" è stata l' alibi per tante nefandezze. Una di queste sicuramente è stata la sanguinosa e illegale repressione del movimento dei Fasci dei lavoratori siciliani, decretata il 3 gennaio 1894, da Francesco Crispi, capo del regio Governo e ministro dell' Interno, sulla base di "prove" false, costruite a tavolino dagli apparati polizieschi, che lo statista, nato a Ribera, ha sbattuto in faccia agli oppositori socialisti e radicali, nel corso degli infuocati dibattiti parlamentari che precedettero e seguirono la dichiarazione di "stato di assedio" della Sicilia.
In pratica, il siciliano Crispi fece quello che il piemontese Giolitti, suo predecessore, si era rifiutato di fare: reprimere senza valide motivazioni un movimento popolare, di natura mutualistica e sindacale, reo soltanto di rivendicare nuovi patti agrari e più umane condizioni di lavoro nelle miniere. Per Crispi e per gli agrari il movimento dei Fasci doveva risultare eversivo, portatore di un disegno insurrezionale mirante a scardinare l'integrità territoriale del giovane Stato unitario, tale cioè da giustificare lo stato d'assedio e l'applicazione del codice penale militare, in forza del quale sospendere le libertà civili, arrestare, condannare, esiliare e "giustiziare" i dirigenti, compresi i deputati in carica.
In pochi giorni, zelanti funzionari fornirono al governo le "prove" del grave complotto, ovvero due assurde montature: primo, il "Trattato internazionale di Bisacquino" (che sarebbe stato sottoscritto da una parte dai rappresentanti del governo francese e dello zar di Russia e dall' altra dall' onore-vole De Felice Giuffrida, capo dei Fasci, dagli anarchici e da emissari del Vaticano), mirante a staccare la Sicilia dall' Italia per porla sotto la protezione della Francia e della Russia; secondo, un "proclama insurrezionale" sequestrato ad un pastaio di Petralia Soprana, col quale s' invitavano ad insorgere «gli operai, figli dei Vespri».
Per attuare il progetto repressivo fu incaricato il generale Morra di Lavriano, cui vennero conferiti pieni poteri e 60 mila soldati, il quale eseguì l' incarico con una spietatezza inaudita, accanendosi contro masse inermi con metodi brutali e cruenti, che produssero 112 morti fra i lavoratori e una sola vittima fra le forze dell'ordine.
La repressione dei Fasci ha segnato la vicenda umana e politica dello statista riberese. Tuttavia, gli storici non sembra vi abbiano dato un peso adeguato: alcuni l'hanno minimizzata, altri, addirittura, sottaciuta, forse a causa di un malinteso patriottismo sicilianista. Massimo Ganci, nel suo libro "Il caso Crispi", ne addebita la causa «all'ombrosa emotività di Crispi, il quale vedeva trame e nemici laddove non esistevano». Per molti storici è una giustificazione riduttiva per motivare quella strage, che costò la vita a centinaia di lavoratori, di giovani e di donne, che mandò in carcere e in esilio migliaia di dirigenti sindacali, che sconquassò decine di comuni e che soffocò sul nascere il primo movimento emancipatore della Sicilia post-unitaria.
Con la liquidazione dei Fasci l' isola perderà tutti gli appuntamenti successivi con la storia del progresso sociale e civile dell'Italia. Per rievocare questo avvenimento cruciale ci avvarremo dei resoconti parlamentari e di alcuni organi di stampa dell'epoca, che descrivono le famose "prove" che supportarono il discorso di Crispi, del 28 febbraio 1894, alla Camera dei deputati. Ecco alcune citazioni storiche: «Le relazioni con lo straniero erano pure avviate; ma le definitive decisioni furono prese in un convegno tenuto in dicembre a Marsiglia. Fu stabilita la insurrezione per la metà di febbraio, ma fortunatamente mancò in alcuni la virtù della pazienza. Si faceva correre la voce che una guerra sarebbe scoppiata nel 1894, si parlava dell' invasione del Piemonte; di flotte vincitrici nel Mediterraneo, dell'autonomia siciliana, e anche di un porto da darsi alla Russia, che assumerebbe la protezione dell' isola nostra».
Questo a proposito del "Trattato di Bisacquino", mentre per denunciare la mancata insurrezione di Petralia Soprana venne letto il testo del proclama sequestrato al pastaio: «Operai! Figli del Vespro! Ancora dormite? Corriamo al carcere a liberare i fratelli. Morte al Re, agli impiegati. Abbasso le tasse. Fuoco al municipio e al casino dei civili. Evviva il fascio dei lavoratori! Quando le campane della Matrice e del Salvatore suoneranno, assieme corriamo armati al castello, ché tutto è pronto per la libertà».
Presto si scoprirà la ridicola infondatezza del famoso "Trattato internazionale di Bisacquino", così chiamato non perché sottoscritto nel piccolo comune del palermitano, ma perché inventato, di sana pianta, dall' ispettore napoletano Sessi, delegato di pubblica sicurezza a Bisacquino. La questione fu portata in parlamento anche da Felice Cavallotti il quale, nella seduta del 23 aprile 1894, dopo aver ricordato ad un imbarazzato capo del governo, «quando Francesco Crispi, nel 1877, a proposito dello stato d'assedio in Sicilia, denunziava i falsi rapporti dei questori e dei prefetti», ironizza sul «famoso trattato fra l'imperatore di Russia, il presidente della Repubblica francese e l'onorevole De Felice (che, di lì a poco, a causa di questo fantomatico trattato verrà condannato a 18 anni di carcere ndr)».
Ancora più bizzarra è la storia del proclama insurrezionale di Petralia Soprana che Crispi, in polemica con un incredulo Camillo Prampolini, assicurò essere autentico e "firmatissimo". Fu Napoleone Colajanni, in un articolo dal titolo "Un romanzo inverosimile", pubblicato il 7 marzo 1984 su "Il Secolo" di Milano, a sbugiardare il capo del governo, denunciando l'artificiosità di detto proclama, frutto della fantasia malefica, della vendetta d'amore del vice cancelliere della locale pretura «perdutamente innamorato di una bella donna moglie di un pastaio. La donna amata non dette ascolto alle disoneste proposte del vice cancelliere e questi, sempre più innamorato e adontato dalle ripulse, le scrisse che, se non consentiva di dargli almeno un bacio, nella qualità di vice cancelliere, avrebbe fatto nascere un diavolo nella sua casa!». Di fronte all'ulteriore rifiuto il funzionario «passò a vendicarsi nel modo più scellerato. Scrisse precisamente il manifesto firmatissimo impostandolo nella vicina Petralia Sottana all'indirizzo del marito di quella povera donna che aveva respinto le sue laide proposte e scrisse due lettere anonime: una al delegato di Pubblica sicurezza, l'altra al brigadiere dei Reali carabinieri, denunziando a loro l'odiato marito come un anarchico che aveva ricevuto del denaro e della dinamite per promuovere la rivoluzione e additò in prova delle sue asserzioni il fatto che per mezzo della posta doveva arrivargli un manifesto sovversivo».
L'ignaro pastaio fu arrestato sulla base d'imputazioni gravissime «allora la povera moglie vinse ogni riserbo e denunziò il vice cancelliere; questi interrogato confessò il tutto allegando a propria scusa l'aberrazione mentale cagionatagli da una fatale passione!». «E con documenti di questo genere – conclude il Colajanni – si è imbastito un processo scellerato, mostruoso».

* (pubblicato in"La Repubblica"  https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/12/11/la-strage-dei-fasci.html


mercoledì 3 ottobre 2018

LA VIA GIUDIZIARIA AL NEOLIBERISMO: LULA IN CARCERE E L'ITALO/ REAZIONARIO BOLSONARO VERSO LA PRESIDENZA DEL BRASILE

Noam Chomsky ha definito "Lula il più importante prigioniero politico del mondo, sottoposto a una censura di tipo fascista." Un nuovo dramma sociale e politico é in atto in America latina...


America del Sud: la via giudiziaria al neoliberismo?
L’esperienza dei governi progressisti in America latina è da conside­rare complessivamente positiva, perché frutto di processi elettorali de­mocratici e di politiche mirate all’inclusione sociale dei ceti popolari e meno abbienti.
Una esperienza, a tratti, esaltante tanto da configurarsi come una sorta di “anomalia” felice nel contesto globale mondiale.
Negli ultimi anni, però, è sotto attacco a causa di taluni errori compiuti durante il percorso e, soprattutto, per effetto di manovre oscure, torbide (un nuovo piano Condor?) mirate al superamento dell’anomalia ossia al “recupero” dell’America latina, delle sue immense risorse naturali agli interessi delle oligarchie economiche e finanziarie Usa ed europee.
Questa è la novità e insieme il grande problema cui devono dare una risposta le forze democratiche e di sinistra della regione e del mondo.
Per realizzare tale “recupero” sono state reclutate, mobilitate forze di­verse, interne e internazionali: dalle grandi banche d’affari alle istituzioni finanziarie, dai grandi gruppi mediatici editoriali a governi ser­vili, da personaggi più o meno oscuri della politica, della letteratura, a settori delle gerarchie e dei movimenti religiosi.
Si procede con una intelligenza tattica degna di miglior causa. Da un lato “golpi” parlamentari per rovesciare i governi eletti democratica­mente e dall’altro lato magistrati, un po’ troppo zelanti, che, di fatto, sembrano voler favorire una sorta di “via giudiziaria al neo-liberismo” mediante processi e arresti di personalità politiche avversarie che mirano a decapitare la leadership dei partiti e dei movimenti progressisti.
Qualcosa di torbido che un po’ ricorda quanto accaduto in Italia negli anni ’90. Per altri fini. Ormai é chiaro che in America latina multinazionali e oligarchie nazionali vanno dritte al sodo: non vogliono il dialogo con le parti sociali, ma lo scontro per riappropriarsi del potere politico e delle risorse strategiche latinoamericane: idrocarburi, acqua, terre e produzioni alimentari, litio, rame, ecc.
Anche a costo dimettere a rischio il forzato equilibrio fra gruppi (domi­nanti) di origine europea e popolazioni indigene povere ed emarginate. Qui si annida il pericolo di un’altra gravissima frattura , poiché se la “questione” dovesse sfociare in uno scontro etnico sarebbe difficile prevedere una ricomposizione pacifica.
È bene sempre ricordare che gli europei vennero nelle Americhe (da conquistatori) circa 5 secoli addietro, mentre gli “indios”, (in realtà sono di origine “china”), sono laggiù da almeno 20 mila anni ossia da 200 secoli!
Se i “nativi” dovessero prendere coscienza (come sta avvenendo in va­rie parti dell’America latina: Bolivia, Colombia, Cile, Messico, ecc) della loro storia e della loro forza le cose potrebbero mutare, radical­mente.
In tale contesto, non si capisce bene quale ruolo stiano svolgendo le Chiese cristiane e in particolare quella cattolica che, dal 2013, ha un Papa argentino.
Materia delicatissima sulla quale le opinioni sono contrastanti. Forse, è prematuro un giudizio definitivo. Si può solo prendere atto di talune incongruenze fra il forte messaggio papale e la (mancata) azione di cambiamento nei gangli del potere e anche in periferia.
Dopo gli annunci, anche clamorosi, non si sono visti atti concreti di dismissione di ruoli “mondani” (banche e società', ecc) e di un certo collateralismo delle gerarchie con i poteri forti economici e politici.
In particolare, si registra uno scarto oggettivo fra le clamorose denun­zie “anticapitaliste” di Papa Bergoglio (che hanno rabbonito i movi­menti della teologia della liberazione) e il dramma attuale dell’America latina sottoposta a un attacco brutale del neo-liberismo che sta smantellando le politiche democratiche di solidarietà e d’inclusione sociale.
Una strategia oscura, avventuristica che va condannata, apertamente, da tutte le forze democratiche e pacifiste. Comprese le gerarchie religiose…locali e internazionali.


Agostino Spataro in: "Occidente/Oriente- LA FRATTURA"
https://www.amazon.it/frattura-Occidente-Oriente-Agostino-Spataro/dp/8892344757


martedì 25 settembre 2018

"SECRETO BIBLIA": QUALI PARTI SONO FALSE? Intervista allo scrittore messicano L Mendívil.





          testo + video dell'intervista qui:
https://smotra.site/video/ADlGAkqIT-8/qui-n-escribi-la-biblia-qu-partes-son-falsas-carlos-ramos-padilla-entrevista-a-l-mend-vil.html


In questa bella intervista Leopoldo Mendivil Lopez ha voluto ricordare il mio sincero interesse per la sua opera precedente "Secreto Vaticano":  
".... de que me sigamos con "Secreto Biblia" como ha sido la reacción ante "Secreto Vaticano" allá en roma bueno afortunadamente ha sido buena porque de hecho ha habido varios apoyos muy importantes...por ejemplo Agostino Spataro él fue un hueco muy importante intentado durante todo lo que fue la guerra fría entonces él vivió gran parte de esto y me ahorro decir que él es ahora un gran amigo mío porque le gustó el libro entonces si él le gustó mucho y él fue del partido comunista entonces básicamente yo no soy comunista pero el libro habla de cómo los gringos en su guerra contra los comunistas hicieron esta inmensa manipulación haciendo que pareciera que el diablo estaba metido ahí y que y que era pecado ser comunistas esto es todo eso fue una super manipulación y mientras fue precisamente que el que washington usaba el banco del vaticano para financiar operaciones de terrorismo y decir que eran los de izquierda y todo eso se pagaba con cuentas secretas del banco vaticano..."




lunedì 30 luglio 2018

Finalmente una parola chiara sull'immigrazione: MATTARELLA, MIGRANTI I NUOVI SCHIAVI!

Testo della dichiarazione in Adnkronos:

http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/07/30/mattarella-migranti-sono-nuovi-schiavi_FF1Cnad38HoINATR55VfgI.html?refresh_ce


L'odierna dichiarazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla gestione dei problemi derivati dall'immigrazione irregolare é certamente un'autorevole e saggia indicazione al governo, alle forze politiche e sociali, all'opinione pubblica e alle organizzazioni di volontariato davvero umanitario, della via più giusta per affrontare il dramma dei flussi verso l'Italia e l'Europa. 
Sono necessarie politiche nuove, programmi operativi da realizzare all'insegna della solidarietà e della legalità, sulla base di accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale in ambito U. E. 
L'Italia non si può dividere in "buonisti" e "razzisti". Questa é solo la caricatura di un Paese civile il quale, anche se attraversato da una crisi potente, economica e politica, non dimentica la sua storia, la sua cultura umanitaria, le sofferenze di altri popoli che, oggi, stanno ripercorrendo le strade dell'emigrazione italiana nel mondo. 
Dalle parole del presidente Mattarella ci sembra cogliere la necessità di una svolta rispetto a questa "emergenza infinita" (oggi in gran parte dirottata sulla Spagna) per sconfiggere gli interessi sporchi di sfruttatori (esteri e nazionali) e dei fomentatori di odio, che tenga conto della dignità e dei bisogni dei migranti (in primo luogo dei profughi) ma anche dei disagi che, talvolta, devono affrontare i cittadini italiani nelle realtà di accoglienza.
Da tempo, auspichiamo una svolta in tal senso. (a.s.) 




https://www.lafeltrinelli.it/libri/agostino-spataro/immigrazione-moderna-schiavitu-un-paese/9788892338661
Introduzione qui: https://www.agoravox.it/Immigrazione-la-nuova-schiavitu.html

lunedì 2 luglio 2018

MESSICO: VINCE LA SINISTRA "POSSIBILE", DEMOCRATICA E INTELLIGENTE.

Andres Manuel López Obrador è il nuovo presidente

Andrés Manuel López Obrador è il nuovo presidente del Messico. Il candidato di sinistra ha vinto le elezioni che si sono tenute domenica primo luglio 2018 raccogliendo circa il 53 per cento dei voti.
Sconfitto il partito Rivoluzionario Istituzionale, che ha dominato la politica messicana per quasi tutto il ventesimo secolo.
Lopez Obrador si era già candidato alla presidenza due volte, ma in entrambe le occasioni era stato sconfitto.
Candidato del partito Movimento di Rigenerazione Nazionale e sostenuto dalla coalizione Insieme Faremo la Storia, il neo-presidente era dato come ampiamente favorito alla vigilia, dopo aver condotto una campagna elettorale incentrata sulla lotta alla corruzione e ai trafficanti di droga e su una politica meno accomodante verso gli Stati Uniti.
“Tenderemo la nostra mano franca alla ricerca di un rapporto di amicizia e di cooperazione con gli Stati Uniti”, ha dichiarato subito dopo l’annuncio della vittoria.
Quando gli e’ stato chiesto come reagirà se il presidente americano Donald Trump lancerà messaggi aggressivi contro il Messico, Lopez Obrador ha rifiutato di ingaggiare una polemica: “Agiremo con grande cautela, visto che rappresentiamo il paese”.
La sua vittoria è stata riconosciuta dallo stesso Trump, che su Twitter si è congratulato: “Sono molto ansioso di lavorare con lui. C’è molto da fare per portare benefici sia agli Stati Uniti che al Messico!”. (da: Welfare Network...)
Auguri al neo Presidente che dovrà affrontare un compito davvero immane. 

Sotto alcune mie foto di una manifestazione di Morena e di altre forze di sinistra a Città del Messico. 
Il corteo entra a lo "Zocalo", l'immensa piazza di Città del Messico



Madre speranza

Un segmento del corteo unitario

Padre e figli

Offerta della bandiera ai poliziotti

Il petrolio bene comune del popolo messicano!

La Izquierda en el mundo


Manifestanti sotto la cattedrale di Città del Messico. 

I protagonisti della lotta rivoluzionaria del Messico




giovedì 28 giugno 2018

QUANDO MATTEO SALVINI AVEVA 7 ANNI, IL PCI…




QUANDO MATTEO SALVINI AVEVA 7 ANNI, IL PCI…


di Agostino Spataro*


Nel 1981, agli inizi del fenomeno migratorio verso l'Italia, quando Matteo Salvini aveva 7 anni, il Pci aveva già elaborato una seria politica per l’immigrazione (oltre che per l’emigrazione italiana nel mondo) che formalizzò mediante la seguente proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati:

Articolo de "l'Unità" illustrativo della proposta di legge
La proposta di legge, aperta al contributo di altre forze parlamentari e sociali (come si usava fare allora per il bene dei lavoratori e del Paese), non verrà approvata perché ritenuta "poco conveniente" o "troppo umanitaria" dalle forze dominanti del tempo, politiche e imprenditoriali. 
(vedi qui: https://www.agoravox.it/La-sinistra-e-l-immigrazione,79506.html)

Visto che stiamo parlando del Ministro dell'Interno in carica, mi pregio accludere due foto relative al primo convegno nazionale unitario (Partiti, Sindacati, Associazioni, Istituzioni, Enti religiosi, Ambasciate, ecc.) sul tema "L'immigrazione araba in Italia e in Sicilia", che tenemmo a Palermo nel 1981, i cui atti furono pubblicati e diffusi a cura del Ministero dell'Interno.





OGGI, IL CONTESTO POLITICO NAZIONALE E INTERNAZIONALE E’ MUTATO E OCCORRONO NUOVE ANALISI E NUOVI STRUMENTI D'INTERVENTO, TUTTAVIA I VALORI, LE IDEE RESTANO: L’IMMIGRAZIONE E’ NECESSARIA, MA VA ACCOLTA NELLA SOLIDARIETA’ E NELLA LEGALITA’, NEL RISPETTO DEI DIRITTI E DEI DOVERI SANCITI NELLA  COSTITUZIONE, COME RICHIESTO CON LA  NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE.

In sintesi:
l’errore che sta (auto) distruggendo la “sinistra” potrebbe consistere nel fatto che mentre Matteo Salvini, giovanissimo, divenuto nostro compagno della FGCI e del PCI, avrà tenuto a mente le proposte del Pci e oggi, da ex, nella veste di ministro dell'interno e di di leader della Lega nord (che non è più quella secessionista di Bossi), le usa a suo vantaggio (elettorale), dopo averle depurate del loro carattere umanitario e solidaristico,
gli “eredi” del Pci, forse, le avranno dimenticate, lasciandosi fagocitare da una lettura equivoca, distorta della crisi del mondo, e in particolare dell'area mediterranea e mediorientale, da una visione destabilizzante del dramma delle migrazioni che non può essere affrontato nella logica degli interessi delle oligarchie neoliberiste. Sulla complessa materia i c.d. “eredi” del Pci ragionano (anche da posizioni di governo) come se l’Italia e l’Europa si  trovassero in una condizione di “comunismo maturo”, quando, invece, si sa benissimo che sono succubi del neoliberismo dominante.      

* già deputato Pci alla Camera.

Link collegati:
https://www.agoravox.it/La-sinistra-e-l-immigrazione,79506.html
https://www.lafeltrinelli.it/libri/agostino-spataro/immigrazione-moderna-schiavitu-un-paese/9788892338661



martedì 19 giugno 2018

UNA MAIL DA SAN CARLOS DE BARILOCHE (Argentina)

Foto da Google

di Agostino Spataro

Fra le mie carte polverose ho trovato una e-mail che mi ricorda la mia condizione di eterno aspirante giornalista a tempo pieno, professione che, per cause diverse, non ho potuto esercitare seppure  iscritto all'Ordine da 35 anni.
La lettera proveniva da San Carlos di Bariloche e la pubblicai sul mio blog   http://montefamoso.blogspot.com/2017/10/bariloche.html proponendomi di scriverci sopra un pezzo sull'intricato tema della collaborazione di scienziati nazisti con il programma nucleare argentino. Ma non diedi seguito al proponimento.
La cosa andò così. Trovandomi in Argentina per un’intervista (pubblicata in “La Repubblica”) a Maria Kodama sul viaggio in Sicilia di Jorge L. Borges e avendo letto in un libro di Abel Basti della presenza di nazisti a Bariloche, fra i quali l'autore e i servizi Usa ci mettono lo stesso Hitler (?), mi recai in questa rinomata cittadina turistica, sperando di fiutare qualcosa, di raccogliere qualche informazione.
Situata ai piedi delle Ande, circondata da laghi ameni e da antiche foreste contenenti specie rare, Bariloche é abitata da una numerosa colonia di tedeschi. 
Un tempo questi luoghi incantevoli erano abitati dai "mapuches" (popolazioni indios diffuse in tutto il Cono Sur), fino a quando non furono sterminati dal generale Roca che, nella seconda metà dell'ottocento, operò una vera e propria "pulizia etnica".
Dopo questa "ripulitura", giunsero gruppi consistenti di tedeschi che qui s'insediarono e fondarono
la città, secondo lo stile tipico dei land bavaresi.
I nazisti vi giunsero dopo la sconfitta della Germania e trovarono un’ottima accoglienza da parte dei connazionali già residenti e delle autorità argentine che avevano bisogno di tecnici, di scienziati per realizzare il loro ambizioso programma nucleare.
Per molti anni, “sindaco” dei tedeschi di Bariloche fu Erik Priebke, salumiere, dopo essere stato il boia delle Ardeatine, il quale - scrive Basti- incurante delle inchieste italiane aperte a suo carico, passava i pomeriggi a giocare a scacchi con il… console italiano. Senza nemmeno aver cambiato nome: Priebke era alle Ardeatine e Priebke rimase a Bariloche. Fino all'estradizione e alla condanna all'ergastolo, alla morte.
Casualmente, entrai in contatto con un docente del Centro atomico di Bariloche che era stato allievo  di uno dei più importanti scienziati nazisti fondatori del Centro.
L’articolo non lo scrissi poiché, dopo i primi, promettenti scambi, la corrispondenza s’interruppe, senza una plausibile ragione. Da entrambi le parti si lasciò cadere…
Di quel contatto, mi restano la copia sbiadita di una foto di Hitler che passa in rassegna i marinai del sottomarino che per primo attaccò la Polonia, fra i quali c’era il futuro scienziato atomico di Bariloche, e la e-mail (vedi testo sotto) dalla quale ho cancellato i dati riferiti al mio corrispondente, per evitargli noie. Nulla di sensazionale, per carità! Solo una modesta esperienza, per altro, incompiuta, per dire che quando si ha voglia di fare informazione, si possono trovare le chiavi giuste, anche in  contesti così complessi.
(Giugno 2018)

Testo e-mail :