venerdì 22 marzo 2013

UN PAPA ARGENTINO PER “NORMALIZZARE” L’AMERICA LATINA?



di Agostino Spataro

 L’elogio delle banalità per non parlare degli intrighi vaticani
Sui media italiani (molto meno in quelli stranieri) continua a impazzare il tifo per il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, solo perché si è presentato a Roma con le scarpe un po’ consunte, ha pagato il conto in albergo, ha salutato la folla in piazza S. Pietro con “ un buonasera”, con “un buongiorno e un buon appetito”, e via di questo passo.
Ora, non s’intende mettere in dubbio la sincerità del Papa quando si rivolge alla gente, ai fedeli, tuttavia quello imbastito da giornali e tv appare una sorta di “elogio delle banalità”, di gesti normali che qualsiasi persona di buon senso fa, e farebbe, in circostanze simili.
Quello che nessuno capisce sono le ragioni per le quali si esaltano i “buongiorno” e i “buonasera” e non si parla adeguatamente dei gravissimi problemi, morali e materiali, della chiesa cattolica e quindi dei compiti difficili che attendono il Papa nelle prossime settimane e mesi, soprattutto sul versante delle verifiche dell’intricato potere interno al Vaticano.
Tutto ciò è strano, anche perché siamo di fronte a un coro mediatico, monotono e ripetitivo,  che parrebbe diretto dal medesimo direttore d’orchestra.

Recuperare l’anomalia sud americana?
Perciò, pur sapendo di andare controcorrente, mi permetto d’insistere su questo tasto e in particolare su una certa inquietudine che si sta diffondendo in America Latina, non solo e non tanto, per i trascorsi del Papa argentino quanto per il timore che la sua elezione al soglio di Pietro potrebbe essere stata concepita, anche di là della sua volontà, come nuovo fattore della strategia dei poteri forti internazionali per "normalizzare”, “recuperare” l'America del Sud.
Ossia per il superamento della clamorosa, positiva anomalia sud-americana che, mentre il mondo è in preda alla recessione, vede quasi tutti questi Paesi impegnati a realizzare una seria mutazione politica accompagnata dalla crescita economica in favore dei lavoratori, dei ceti meno abbienti, delle stesse economie nazionali con risultati buoni, talvolta eccellenti.
Sappiamo che nelle politiche di questi governi vi sono errori, limiti, eccessi, riprovevoli tendenze familistiche. Tuttavia, essi hanno dimostrato di avere le idee chiare e, con il consenso democratico della gente, hanno varato politiche d'inclusione sociale e non di esclusione come accade in Italia, in Europa, negli Usa.
Insomma, in questa fase oscura dell’umanità, soltanto dall'America del Sud giungono buone notizie, una nuova speranza per i popoli del mondo.  

Democrazia e boom economico grazie ai governi progressisti e di sinistra
Dopo il crollo delle dittature militari, imposte col "piano Condor" degli Usa, dopo i fallimentari governi del FMI di Menem e soci, in America meridionale è in atto un grande fervore democratico, culturale, civile: crescono i diritti degli uomini e delle donne (perfino degli omosessuali) e degli "eterni esclusi" ossia delle popolazioni indigene prima sterminate e poi trattate da schiavi; crescono il Pil totale e i redditi individuali, si governa il  debito pubblico e si paga quello con FMI e Banca mondiale.
Due organismi internazionali che dovrebbero essere al servizio del progresso dei popoli, ma che, per un lungo periodo, hanno sfruttato, affamato i sudamericani e sostenuto le dittature per mantenere "l'ordine", il loro ordine, quasi sempre benedetto dalle gerarchie cattoliche.
In Argentina, tale connivenza continuò perfino durante gli anni terribili della dittatura di Videla e soci che provocò il sequestro, la sparizione di circa 30.000 giovani dissidenti politici (fra cui anche qualche prete di base), violentati, torturati e gettati (vivi) dagli aerei in volo.
Il cosiddetto "governo profondo" del mondo occidentale, ossia la "cupola" invisibile ( o quasi) dei grandi oligopoli multinazionali e delle grandi banche (in affanno), non può consentire che l'America del Sud, la prima cavia della loro ottusa strategia di  rapina, riesca a liberarsi dall'antico giogo.
Avendo fallito col voto democratico che ha sconfitto i partiti di destra (loro alleati), non potendo ri-proporre la soluzione autoritaria (nuove dittature), temo si saranno orientati a far leva sul diffuso e genuino sentimento religioso cattolico, soprattutto sulla sua gerarchia, per avviare una contrapposizione, anche di tipo ideologico, con i governi democratici e progressisti locali.

Si vuole ripetere l’esperienza del “Papa polacco”?
In primo luogo con quello argentino di Cristina Fernadez de Kirchner, succeduta al marito Nestor "colpevole" di avere salvato l'economia e il popolo argentini dal drammatico fallimento provocato dai governi dei dittatori e di Menem e soci, di avere sottratto lo Stato e l’economia argentini dagli artigli del Fondo monetario internazionale.
Il “governo profondo”, forse, spera in una contrapposizione tra il neo Pontefice e i governi progressisti e di sinistra sud-americani per aprire una breccia nella coscienza popolare attraverso cui far passare il disegno neo-egemonico.
E quale chance migliore di quella dell'elezione di un Papa argentino che- si dice- andasse in autobus a trovare i poveri, ma anche i militari golpisti?
Insomma, quel che, oggi, si teme è la ripetizione di quanto è accaduto in Europa centro-orientale con l’elezione, a sorpresa, del “papa polacco”, agli esordi della strategia neo-liberista.  
Vedremo. Speriamo di no. Per proseguire nella giusta via del progresso nella democrazia, della giustizia sociale l’America latina ha bisogno di libertà, di collaborazione e di pace, anche religiosa. 
Spero, sinceramente, che Papa Francesco vorrà smentire, con i fatti, questi ed altri dubbi e timori. Ovviamente, non solo miei. 
       Agostino Spataro

marzo 2013         

martedì 5 febbraio 2013

SORELLE D' ITALIA...

"Sorelle d'Italia". In realtà, sono tutte asiatiche. La globalizzazione avanza anche nei conventi. Ho scattato questa foto, ai primi di gennaio 2013, a Roma, alla fermata del bus, fra il teatro Marcello e il Campidoglio.
                        Spero sia di Vs gradimento.
                                               Agostino Spataro
5/2/13

giovedì 3 gennaio 2013

LE VERE PRIMARIE? IL VOTO DI PREFERENZA ALLE POLITICHE!





LE VERE “PRIMARIE”?
IL VOTO DI PREFERENZA ALLE POLITICHE!

di Agostino Spataro

Anche se nessuno capisce il motivo della sua risoluta opposizione alla re-introduzione del voto di preferenza alle politiche, bisogna dare atto al PD dello sforzo lodevole di volere, con le “primarie”, attenuare il danno provocato dal “porcellum” e consentire una partecipazione di base alla designazione di una quota di candidati eleggibili. Meglio del nulla degli altri partiti!
Tuttavia, la gestione di buona parte delle candidature-sicure, oltre che verticistica, è stata in vari casi discutibile ed ha provocato una diffusa amarezza per il mancato cambiamento dei gruppi parlamentari.
Una  delusione cui, certo, non si potrà rimediare con il ritiro volontario di Walter Veltroni e di  Massimo D’Alema. Un esempio opportuno ma inefficace giacché non è stato seguito da molti.
In ogni caso, non si può far passare l’idea che, non rientrando i due in Parlamento, il rinnovamento della politica italiana è assicurato. Affatto! Mi sembrerebbe perfino un tantino ingiusto oltre che mistificatorio.
Ma torniamo al tema centrale di questa nota poiché durante lo svolgimento della primarie parziali (non trovo altro aggettivo) sono state rilevate contestazioni politiche e procedurali che hanno prodotto forti risentimenti e alcuni ricorsi formali.
Segno che le cose non sono andate come dovevano e che taluni nomi, usciti vittoriosi dalle urne, hanno provocato più malumori che entusiasmi.   
Insomma, anche le “buone intenzioni”, quando sono maldestramente usate al di fuori di meccanismi di garanzia legale, possono tradursi in mere furbate propagandistiche di corto respiro.
In realtà, anche queste “primarie” hanno manifestato i loro limiti e, soprattutto, le loro possibilità di aggiramento non di soluzione del “problema”.
E’ inutile girarci intorno: se si vogliono fare le primarie, in modo corretto e partecipativo, bisogna varare una legge ad hoc che le regolamenti e le renda obbligatorie per i partiti che concorrono alle elezioni ed attingono al finanziamento pubblico.
Partendo, ovviamente, dall’abolizione del “porcellum” che è il male maggiore poiché nega agli elettori il diritto al voto di preferenza e trasferisce  ai capi-partito, ossia ad una ristretta cerchia di persone, il potere di nominare, nei fatti, il Parlamento della Repubblica. Tutto ciò è inaccettabile oltre che disastroso per la democrazia italiana. 
Il “porcellum” è un cancro da estirpare al più presto! La legge, attribuita al leghista Calderoli, in realtà è stata da (quasi) tutti voluta e da tutti usata, ed abusata, per perpetuare cordate e ruoli parlamentari senza essere legittimati dal voto (democratico) di preferenza.
Perciò, viste le risultanze, le vere “primarie” sono il voto di preferenza! Uno solo, e numerico, per evitare brogli e/o la compravendita di voti.
Purtroppo, a febbraio, nonostante le “primarie del PD”, le “primariette di Sel”, le “parlamentarie di Grillo”, i vani decaloghi moraleggianti berlusconiani, le aperture alla “società civile” (come se l’altra fosse “incivile” o “militare”) dei centristi vecchi e nuovi, avremo un ricambio minimo e la solita, grande abbuffata di parlamentari lottizzati e nominati.
Esattamente, il contrario di quanto sarebbe necessario per affrontare in altro modo la crisi e anche per avviare una nuova fase costituente. E per evitare la minaccia, sempre incombente, di un nuovo governo “tecnico”.

                            Agostino Spataro

3 gennaio 2013

mercoledì 2 gennaio 2013

I libri di Agostino Spataro nella catena "WORLDCAT"

Spataro, Agostino 1948-

Overview
Works:12 works in 26 publications in 3 languages and 167 library holdings
Classifications: hv6430.b55, 338.479
Publication Timeline
1980 |
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|2010
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venerdì 28 dicembre 2012

AUGURI PER UN NUOVO ANNO DI PACE E DI PROSPERITA' CONDIVISE

                                          Fiore di cappero con ape. Joppolo, 2012

Agostino Spataro augura un Nuovo Anno di pace e di prosperità condivise

Finchè c'è l'ape, c'è speranza...anche per noi.





Pensierino per vivere meglio:

“…L’uomo di propositi prosegue pieno di disprezzo. Lui non
perde mai la sua strada. Sa dove sta andando e cosa vuole.
Andando avanti raggiunge una grande lunghezza senza nessuna
larghezza e battuto, insudiciato e affaticato, alla fine consegue il
suo scopo, afferra il premio della sua perseveranza, della sua virtù,
del suo sano ottimismo: una menzognera pietra tombale sopra una
tomba scura e presto dimenticata…”

Joseph Conrad, in “Il reietto delle isole”.


Joppolo Giancaxio, 28 dicembre 2012

sabato 22 dicembre 2012

L'ILLUSIONE DEL GOVERNO APOLITICO



                                         L'arcobaleno sopra Montefamoso. Oggi

L’ILLUSIONE DEL GOVERNO APOLITICO

di Agostino Spataro

Ora che il tempo del governo dei “tecnici” è scaduto e Mario Monti parrebbe orientato a candidarsi alla guida di una concentrazione centrista si potranno comprendere meglio il senso e il fine del cosiddetto “governo apolitico”.
Ovviamente, ognuno è libero di fare le scelte che vuole, purché si esca dall’equivoco della soluzione tecnica, mai esistita, e che, in ogni caso, non ha prodotto i risultati promessi e/o attesi. Anzi! In questi tredici mesi, il debito pubblico e la disoccupazione sono cresciuti, mentre il risanamento è stato fatto a senso unico, in pratica a spese dei ceti medi e meno abbienti.
Comunque, di là degli esiti di questa esperienza, la probabile candidatura di Monti potrà aiutare a fare chiarezza, a sfatare il mito dell’apoliticità degli uomini, dei governi e, soprattutto, a ripristinare la corretta dialettica politica e parlamentare e il normale esercizio democratico del governo del Paese, di fatto “sospesi” durante l’ultimo anno.
Ciò detto, passiamo ad altro. Poiché, il nostro intento non è quello di occuparci della sorte personale dell’insigne professore, quanto dei problemi e delle polemiche che il suo governo “apolitico” ha  ingenerato e posto al centro del dibattito in corso e che, ancor più, lo saranno durante l’imminente campagna elettorale.

Si è fatta la lotta alla politica, quando al comando ci sono stati i “tecnici”
Quello di Monti è stato il primo governo, dichiaratamente e interamente, “tecnico” della storia repubblicana. Una forte anomalia, nel bel mezzo di una crisi strana e gestita con un approccio socialmente unilaterale, quasi come una rivincita dei più forti contro i più deboli i quali, nel corso degli ultimi decenni, erano riuscirti a strappare, con il lavoro e la lotta, alcune importanti conquiste sociali e contrattuali.
L’esecutivo Monti è stato insediato al culmine di un percorso, snodatosi per l’intero ventennio della “seconda repubblica”, in cui si sono alternati diversi governi presieduti da “tecnici” di area (Amato, Ciampi, Dini).
Insomma, è stata fatta una campagna incessante, distruttrice contro la politica (antipolitica), contro i politici rappresentati come il male maggiore, talvolta con qualche ragione, ma non si è detto che, nei fatti, questa lunga transizione (1992-2012) è stata caratterizzata, pilotata da governi diretti da “tecnici” “prestati” alla politica e non più restituiti alle professioni originarie.
Ai nomi prima citati, si possono associare anche quelli del professor Romano Prodi e dell’imprenditore Silvio Berlusconi i quali, per quanto diversamente connotati sul piano politico e morale, pur essendo stati votati dagli elettori, non sono politici di professione, ma personalità scelte per le loro caratteristiche prevalentemente tecniche: il primo per essere stato un importante manager d’aziende di Stato, il secondo perché ricco proprietario di un impero mediatico e non solo.
Se ci fate caso, in questo ventennio, abbiamo avuto, per un breve periodo e per vie un po’ traverse, un solo capo di governo che può definirsi politico a tutti gli effetti: l’on. Massimo D’Alema. 
Crisi della politica o volontà di annichilimento da parte dei poteri extraparlamentari?
Comunque sia, questo è il dato reale cui non fanno cenno le ben orchestrate campagne mediatiche mirate ad  eccitare l’opinione pubblica contro la “casta” dei politici (sottraendo le altre “caste” al pubblico ludibrio) e ad evocare come “soluzione” il “governo tecnico”, apolitico, non ideologico, ecc. Magari, in attesa che arrivi il “gran governo” diretta espressione di banche e di oligopoli.

I governi “apolitici” e l’iniqua distribuzione della ricchezza della Nazione
Una colossale manipolazione della realtà che ha deviato l’attenzione della gente dai veri interessi in campo (spesso inconfessabili) e creato, alimentato, l’illusione che il buon governo deve essere “apolitico” ossia diretto da tecnici super partes.
E così abbiamo visto avvicendarsi, alla guida dei governi e delle più alte istituzioni dello Stato, tecnici che hanno conseguito, all’ombra della politica durante la vituperata “prima repubblica”,  splendide carriere e accumulato ricchezze inusitate.
Sia chiaro: nessuno vuole fare sconti al ceto politico e parlamentare che si è prestato a questo gioco  perverso, accollandosi gravissime responsabilità nella gestione della crisi, ma solo rilevare che la malfamata “politica” non ha dominato, come si vuol far credere, il governo effettivo del Paese e tantomeno deciso le scelte fondamentali del suo sviluppo.
Il risultato? Basta andare a vedere cosa è cambiato durante la “seconda repubblica”. Poiché, molto è cambiato a favore di gruppi ristretti di imprenditori e di affaristi della finanza ossia la  vera “casta” dominante di cui nessuno parla o scrive sui giornali.
Sono stati profondamente modificati lo schema, i meccanismi di distribuzione della ricchezza nazionale prodotta dai lavoratori. Le statistiche più recenti ci dicono che il 10% dei dichiaranti possiede il 47% dei beni e della ricchezza del Paese. Se ci mettessimo le enormi ricchezze non dichiarate (e non tassate), tali percentuale andrebbe ben oltre il 50%.
Un risultato clamoroso che genera nuove ingiustizie, nuove povertà. A tali ricchezze l’uscente governo “tecnico” non ha voluto (o potuto) imporre nemmeno una patrimoniale, un’imposta una tantum, come ha fatto, in Francia, il nuovo governo socialista.

Il “porcellum” il male maggiore
Le cause della crisi italiana sono diverse, molteplici. Tuttavia, ritengo che in cima alla lista ci sia la vigente legge elettorale “porcata” che nega agli elettori il diritto al voto di preferenza e trasferisce  ai capi-partito, ossia ad una ristretta cerchia di persone, il potere di nominare, nei fatti, il Parlamento della Repubblica. Tutto ciò è inaccettabile oltre che disastroso per la democrazia italiana. 
La legge, attribuita al leghista Calderoli, in realtà è stata da quasi tutti voluta e da tutti usata ed abusata.
Il “porcellum” è un cancro per la democrazia, ma per i gruppi dirigenti/dominanti dei partiti è divenuto una pacchia poiché consente di perpetuare cordate e ruoli parlamentari senza essere legittimati dal voto (democratico) di preferenza.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’infiacchimento, il discredito del ruolo costituzionale del Parlamento e un diffuso sentimento d’insofferenza verso la politica (antipolitica) che ha indotto settori importanti della società a invocare il governo “apolitico”.
Si poteva, si doveva abolire, quanto meno modificare, questa legge ignobile. Invece, nulla! Per la terza volta, si andrà a votare col “porcellum”.
Al PD, che- chissà perché- si è opposto risolutamente alla re-introduzione del voto di preferenza, va dato atto dello sforzo ammirevole di volere, con le “primarie”, attenuare il danno e consentire una partecipazione di base alle scelte di una quota di candidati. Meglio del nulla degli altri partiti!
Tuttavia, le vere primarie sono il voto di preferenza! Uno solo, e numerico, per evitare brogli e/o la compravendita di voti.
Se si vogliono fare le primarie bisogna introdurle nell’ordinamento, con una legge ad hoc che le regolamenti e le renda obbligatorie per i partiti che attingono al finanziamento pubblico.
Purtroppo, a febbraio, nonostante le “primarie”, le “primariette”, le “parlamentarie”, i decaloghi berlusconiani, le aperture alla “società civile” (come se l’altra fosse “incivile” o “militare”) dei centristi vecchi e nuovi, avremo un ricambio minimo e una grande lottizzazione di parlamentari.
Esattamente, il contrario di quanto sarebbe necessario per affrontare in altro modo la crisi e anche per avviare una nuova fase costituente. E per evitare la minaccia, sempre incombente, di un nuovo governo “tecnico”.

                        Agostino Spataro

22 dicembre 2012  

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“Operazione- Monti: è questa la giusta via?”








  
 





venerdì 14 dicembre 2012

COME PREVISTO: IL CAIRO NON E' BERLINO

Il Cairo non è Berlino

dicembre - 14 - 2012

Come previsto, la rivoluzione degli “internauti” si è fermata a Piazza Tahrir. In Egitto, il potere è nelle mani di Morsi e dei Fratelli musulmani, con la compiacenza delle Forze armate del vecchio regime. E’ successo quel che si temeva: in Egitto come in Libia, in Tunisia. Domani, il copione potrebbe ripetersi in Siria. Insomma, è stata aperta la porta per cacciare il tiranno ed è entrato il dragone!

L’opinione pubblica, italiana ed europea, è sconcertata, preoccupata per le pretese di predominio, anche ideologico, che intende attribuirsi il presidente egiziano Morsi per conto della sua organizzazione “I fratelli musulmani”. Molti, fra governanti, analisti e inviati di grido, che hanno appoggiato, senza riserve, le “rivolte” dello scorso anno, ora fingono di strapparsi le vesti per le tradite promesse di libertà e laicità, di benessere economico e civile. Evidentemente, la gran parte di tali soggetti continua a fingere, a ingannare le opinioni pubbliche che, in buona fede, hanno incoraggiato le “rivoluzioni”, le “primavere” arabe. Giacchè intuivano, sapevano, o avrebbero dovuto, quel che si stava apparecchiando.
E dire che lo intuimmo perfino noi che viviamo, appartati, in uno sperduto borgo siciliano, come si può verificare da questo articolo (in: www.infomedi.it/rivolta-egitto.htm)  scritto agli inizi delle manifestazioni di piazza Tahrir, quando ancora Mubarak non aveva abbandonato il potere.
Ora, il problema non è di chi l’ha detto prima (anche se chi lo ha detto dopo non ha titoli per rivendicare granché), ma di capire perchè tali ”soggetti”, che sapevano quello che stava accadendo, e sarebbe accaduto dopo “piazza Tahrir”, non l’hanno detto e/o scritto.
Probabilmente, per accompagnare la “rivoluzione” nella braccia dei Fratelli musulmani. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, in Libia. Ora, sia chiaro, nessuno desidera difendere l’operato dei “rais” destituiti e/o eliminati (per altro tutti “amici” e soci di vari governanti occidentali), ma solo tentare di ristabilire la verità dei fatti e delle intenzioni che vi stanno dietro.
Lo scriviamo da decenni: i diversi regimi arabi sono tutti, più o meno, autoritari, assolutisti. Più che “Stati canaglia” sono “Stati-caserma”. E’ giusto quindi che i giovani, le donne, i cittadini si ribellino a tali sistemi e pratiche illiberali ed è altrettanto giusto che la comunità internazionale (non solo alcuni paesi NATO) li aiuti a liberarsi dal giogo opprimente. Ma senza nuove guerre e, soprattutto, con l'obiettivo di andare avanti, nel segno della democrazia, del pluralismo, della libertà, della laicità e non per andare indietro, come sta avvenendo in tutti i Paesi “liberati”.
Insomma, appare evidente che in questi Paesi è in atto una drammatica regressione politica e culturale (anche rispetto ai vecchi regimi) che nessuno dei grandi media illumina, forse perché troppo concentrati sulla Siria a… spianare la strada del potere ai Fratelli musulmani, amici dell’Arabia Saudita e degli americani. Sappiamo che in Siria c’è una dittatura, ma deve essere quel popolo a liberarsene con le proprie forze e con i propri mezzi e non con armi e forze straniere come quelle provenienti dalla Francia e da altri paesi della Nato che sembra sia stata trasformata in un nuovo gendarme del mondo.
Tutto ciò è inaccettabile, anche perchè si interviene soltanto contro i dittatori “disubbidienti” e si lasciano indisturbati i dittatori “amici”, in Medio Oriente e in altre regioni del Pianeta. E', forse, questo il "nuovo ordine mondiale"?
In realtà, si tratta di pericolose ingerenze e di guerre costosissime per i bilanci dei Paesi partecipanti, fra cui l'Italia, nel bel mezzo di una crisi economica e finanziaria che sta seriamente intaccando i livelli di occupazione e di reddito e il sistema di protezione sociale. Invece di fare guerre in casa d’altri, i governi della Nato dovrebbero prima guardare in casa propria ed occuparsi delle  condizioni di vita della (nostra) gente, della (non più) libera informazione, dei diritti civili e sociali (al lavoro, allo studio, alla salute, ecc).
Per altro, agiscono in nome della Nato che dovrebbe essere sciolta giacché, dopo il crollo e la dissoluzione del Patto di Varsavia, non ha più alcun motivo di esistere. Infatti, fu creata (nel 1949) per difendere l’Europa occidentale dal presunto pericolo “comunista” dell’Unione Sovietica. Pericolo inesistente- come abbiamo visto- poiché quei regimi, statalisti e autoritari, si sono autodistrutti da soli.  Un nuovo ordine mondiale è necessario, perfino urgente, ma deve essere progettato e approvato, nel segno della pace e della cooperazione fra i popoli, all’interno di una nuova Organizzazione delle Nazioni Unite e sulla base dei nuovi equilibri maturati e di nuove regole rispettaose della libertà e sovranità degli Stati.
Per intanto, tornando alle “rivoluzioni” arabe, sarebbe il caso che Qualcuno risponda ad alcuni, inquietanti interrogativi che l’opinione pubblica si pone.
Perchè le potenze occidentali della Nato (Usa, Gran Bretagna, Francia e la povera Italia) le hanno appoggiate, anche militarmente, pur conoscendo la realtà delle cose e le conseguenze politiche cui si andava incontro?
Dove si vuole andare a parare? Qual'è la (nuova) dottrina politica e militare? Forse, nel mondo arabo si è deciso di cambiare cavallo: dal dittatore logoro, ormai “scomodo”, alla potente organizzazione dei Fratelli musulmani che, per sua natura e statuto, è contraria alle legittime e laiche rivendicazioni degli internauti e dei progressisti in genere?
In ballo ci sono, come sempre, non le libertà dei popoli arabi, ma il loro petrolio e i grandi flussi di petrodollari che approdano comodamente in Europa e negli Usa. Petrolio e petrodollari ossia due elementi molto appetibili che hanno fatto la fortuna di petrolieri e banchieri d'Occidente e principi regnanti d'Oriente.
Vedremo. Ma se così dovesse essere non si sta facendo un buon servizio per la pace e per la libertà del mondo arabo, per la cooperazione e il progresso pacifico dell’area mediterranea, per la stabilità dei Paesi del Sud Europa, e in generale per i buoni rapporti fra Europa e mondo arabo.

                       Agostino Spataro