mercoledì 25 settembre 2013

PERCHE' I TRAFFICANTI D'IMMIGRATI PREFERISCONO SBARCARE A LAMPEDUSA?






Un articolo dell'aprile 2011 che credo conservi la sua, (più) drammatica attualità. a.s.

Le strane rotte dell’immigrazione

di Agostino Spataro

…Piuttosto appare una trovata stravagante, in contrasto con la dura realtà della posizione italiana, stretta tra una Francia "ostile" che chiude le frontiere, un' Europa scarsamente solidale e altre masse di disperati che premono per entrare. Perciò la gente è preoccupata e vuol sapere quando durerà questo fenomeno, a dimensione addirittura intercontinentale, che quasi per intero transita attraverso le Pelagie e la Sicilia. Lo ha confermato giovedì alla Camera il ministro dell' Interno, Roberto Maroni: nell' ultimo trimestre sono sbarcate in Italia (in verità in Sicilia) 25.867 persone, delle quali circa 23.352 a Lampedusa e le altri duemila su altre coste siciliane. Un' esplosione di arrivi di gente disperata che alimenta fenomeni laceranti di sradicamento, di travaso di masse umane da un continente a un altro di cui la Sicilia rappresenta il collo dell' imbuto. Questa immagine rende l' idea del ruolo attuale della Sicilia come principale, unica via di sbocco dei migranti clandestini raccolti nel grande raccoglitore nordafricano e verso il contenitore Europa che li dovrebbe accogliere. Dai porti tunisini e libici partono immigrati provenienti da vari Paesi africani della costa nord-orientale (Tunisia, Somalia, Eritrea, Abissinia, Egitto) e da quella atlantica (Nigeria, Camerun, Ghana, Senegal, Marocco) e dai Paesi asiatici (Sri Lanka, Cina, Iraq, Palestina, Filippine, Indonesia). La situazione potrebbe aggravarsi nei prossimi giorni a causa del conflitto in Costa d' Avorio, dove grazie all' interventismo di Sarkozy (ancora lui) si potrebbero creare un milione di profughi. Che non andranno certo a cercare pace e lavoro nel confinante poverissimo Burkina Faso ma, come gli altri, saranno indotti a seguire la via contorta verso il Nord Africa e quindi a tentare lo sbarco in Sicilia. Prima i flussi andavano per rotte diverse, oggi convergono quasi tutti su Lampedusa. Perciò sarebbe il caso che le autorità preposte cominciassero a indagarne le misteriose ragioni per offrire risposte rassicuranti alle tante domande della gente. La prima: perché gli immigrati provenienti dai Paesi atlantici africani non intraprendono la via costiera, meno pericolosa, attraverso la quale potrebbero raggiungere agevolmente la Spagna sbarcando sulle isole Canarie o superando lo stretto di Gibilterra (34 chilometri di mare)? Invece preferiscono sobbarcarsi diverse migliaia di chilometri di arido deserto per giungere nella Libia del "feroce" Gheddafi e qui consegnarsi ai trafficanti di carne umana, ai quali pagano passaggi salatissimi, e sperare di arrivare salvi a Lampedusa dopo circa 300 chilometri di mare e oltre 400 sulla costa siciliana. I barconi potrebbero approdare sulle isole di Malta (anche questa è Europa) che incontrano cento chilometri prima di quelle siciliane. E invece non vi sbarcano quasi mai. L' ultima tragedia (almeno 150 vittime) è illuminante dell' assurdità di tali percorsi. Com' è noto, il barcone era in acque territoriali maltesi (entro 18 chilometri dalla costa) quando ha lanciato l' allarme captato dalle autorità maltesi, le quali, invece di inviare i loro mezzi di soccorso, lo hanno smistato a quelle italiane che hanno spedito le motovedette da Lampedusa, ossia da una distanza di 70 chilometri dal luogo, perdendo tempo preziosissimo. Se i maltesi, invece di seguire questa contorta procedura, fossero intervenuti direttamente, forse si sarebbe evitata la strage. Infine, perché la gran parte degli immigrati provenienti dall' Africa orientale e dai vari Paesi asiatici vengono a sbarcare sulle coste siciliane e meridionali, quando potrebbero approdare più agevolmente a Cipro, a Creta oppure sulla terraferma in Grecia e in Bulgaria? Anche questa è Europa. Se rischiano la vita per venire in Sicilia, una ragione deve esserci, o forse più d' una. Al governo la risposta e soprattutto la responsabilità di operare, con politiche nuove di cooperazione e di contenimento, per giungere a uno sforzo condiviso degli oneri e degli interventi sia sul piano nazionale sia europeo. Scaricare questo fardello su Lampedusa e sulla Sicilia è ingiusto, inaccettabile. È come trasformare l' emergenza in una modalità corrente dell' Italia e dell' Europa di porsi in relazione con un fenomeno così vasto e sconvolgente.
AGOSTINO SPATARO 09 aprile 2011 1 sez. PALERMO



domenica 15 settembre 2013

BORGES IN SICILIA, intervista di Agostino Spataro a Maria Kodama

Aeroporto di Buones Aires (ottobre 2010), Agostino Spataro intervista  per "La Repubblica" (vedi file sotto) Maria Kodama, vedova di Jorge Luis Borges, a proposito del viaggio in   Sicilia.


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/26/borges-in-sicilia-maria-kodama.html

sabato 14 settembre 2013

QUANTO ERA BELLO IL NOSTRO "68"....AGRIGENTINO

Ad Agrigento e provincia, studenti e operai uniti dettero vita a un bellissimo "68", uno dei rari esempi, in Italia, di convergenza di lotta e di proposta, proficua ed esaltante al tempo stesso.
Vi propongo queste foto (del 1970) di una delle tante manifestazioni ad Agrigento che ho trovato fra le carte ingiallite...

SI GUARDI CHI PUO'
Io sono quello con l'eskimo e gli occhiali scuri (per non farmi riconoscere dal maresciallo Vaccaro della questura che mi aveva già denunciato e ammonito). Precauzione scherzosa, anche se la denuncia me la presi davvero.
Accanto a me (sotto l'effige del compagno Ho Chi Min) c'è Maurizio Iacono, il filosofo, in giacca e cravatta e non era ancora il preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa.
            saluti a tutti.
                          (a.s.)

venerdì 16 agosto 2013

ESTATE ROMANA 2013

                                         La "Centaura" sbarca sul Tevere di Alba Gonzales

                                          Tramonto sul Tevere, con uccelli

                                          Basilica di San Pietro

lunedì 5 agosto 2013

VIAGGIO NEL PAESE DI MAGAN




                                                                           (“Perlina colorata” n. 6)            


Viaggio nel paese di Magan

di Agostino Spataro


                                                                  Donna omanita mascherata

1… Siete mai stati nel paese di Magan, al tropico del Capricorno, dove cinque mila anni fa si fondeva il rame puro che si esportava, in lingotti, nel regno dei Sumeri?
O giù a sud, nel paese di Ofir, nei paraggi del reame di Punt, dove dalla corteccia di un arbusto nano si estraeva l’incenso odoroso che profumava templi e palazzi dei Faraoni e di tutte le civiltà mediterranee?
Anche a cercarli questi paesi non li troverete sulla carta geografica poiché la geo-politica moderna li ha cancellati riunendoli sotto il nome di Oman: un sultanato esteso quanto due terzi l’Italia, con una popolazione di circa due milioni di abitanti.
Magan, Ofir, Punt sono, ormai, soltanto luci di nomi che illuminano il passato fascinoso e fiero di un piccolo popolo di beduini, di marinai e di abili mercanti.
Quasi ignorata in Occidente, la storia plurimillenaria dell’Oman costituisce un caso a se stante nella penisola arabica…
E l’ignoranza, specie quando è accompagnata dalla supponenza, genera stereotipi, pregiudizi. Molti, infatti, sono convinti che l’Oman sia uno dei tanti ricchi paesi petroliferi del Golfo, dove la gente vive di rendita. Confesso che qualche idea del genere l’avevo anch’io, prima della partenza.
Visitando il paese, invece, scoprii che la rendita parassitaria, praticamente, non esiste poiché le entrate sono, in gran parte, investite in opere sociali e in moderne infrastrutture.
Con ciò non si vuol dire che il Sultanato sia il migliore dei mondi possibili. I problemi esistono. Tuttavia, è uno dei rari esempi nel quale il “dono del petrolio” (non copioso come nella confinante Arabia Saudita) è stato messo al servizio di un effettivo progresso sociale, in armonia con i valori della migliore tradizione locale.
Una ricchezza contenuta e, in larga misura, concentrata nelle mani di un Sultano, schivo e solitario, che l’amministra con saggezza e senza la spocchia tipica dei magnati insolenti.
Qua e là- è vero- s’incontrano anche situazioni di dignitosa povertà, tuttavia, mi è parso, che la popolazione non soffra i mali tipici dei paesi in via di sviluppo come la miseria, la disoccupazione e l’emarginazione in quartieri malsani.
Una prova: avete mai letto e/o sentito parlare d’immigrati di nazionalità omanita?

2… Lungo i 123 chilometri di pista che da Quryat giunge fino a Sur, corre un nastro di sabbia finissima che il sole, al tramonto, accende di un tenue rosa.
Sopra di noi un cielo di stelle vividissime; a nord ovest, sul massiccio del Jebel Khadar, si sta scaricando un temporale.
Il mare è pescosissimo e ricco di specie rare. Ogni mattina, su queste spiagge è come una festa: una ressa di pescatori, scalzi e a torso nudo, che scaricano il pescato della notte (abbondano sarde e vari tipi di pesce pregiato e anche barracuda, tonni e qualche squalo) e lo propongono agli acquirenti venuti da Mascate e da altre città dell’interno.
La Land Cruise (messaci, cortesemente, a disposizione dal ministero dell’Informazione) imperversa lungo la pista pietrosa e in cinque ore Abdulladi ci consegna a destinazione…
A Sur capitiamo nel bel mezzo di una festa di matrimonio che ci appare come un buon viatico per il viaggio.
Questa città deve la sua fama all’antica tradizione marinara e ai “dhow”: le agili imbarcazioni omanite che, da millenni, solcano i mari del sub-continente indiano e perfino della Cina.

                                                       Sur, cantieri di costruzione dei “dhow”

La laguna di Sur forma spettacolari insenature, un tempo rifugio delle flotte portoghesi, olandesi e inglesi e anche d’indomabili pirati. Sulle rive, fioriscono i cantieri, a cielo aperto, dei “dhow” costruiti a braccio, secondo i canoni della tecnica tradizionale.
Qui, tutti giurano che da questa costa sia partito “Sindbad, il marinaio” per le sue leggendarie, e romantiche, avventure descritte nelle “Mille e una notte”.
Il passato marinaro di Sur si conserva in un piccolo museo che espone attrezzature di bordo, vari modelli di “dhow”, telai per la tessitura delle vele, i ritratti dei più famosi capitani, scene di naufragi e carte nautiche con le rotte più impensate.
Fra queste, mi colpisce, quella famosa del geografo medievale Edrisi che vedeva il mondo “all’incontrario” secondo il punto di vista musulmano: l’Europa è il sud e l’Arabia il nord.


3… Da Sur a Nizwa, corriamo dentro una grande vallata inaridita. E’ un deserto di pietra popolato di strani monticelli che sembrano propaggini di gigantesche colate di lava o vulcanelli  di poca pretesa. Piccole escrescenze di una natura bizzarra che non ci lasceranno fino a Nizwa.
Eccoci, finalmente, nel deserto di sabbia rovente di Ramlat. Ci inoltriamo fra alte dune, dove crescono rari alberelli di “summer” (un arbusto spinoso) e qualche ciuffo erboso cui brucano mandrie di dromedari e capre nere... E, non ci crederete, anche gli eleganti orici cornuti che qui abbondano perché protetti, così come altre specie animali e vegetali, da un’avanzata e severa legislazione dello Stato.
A un tratto, s’incontra uno strano accampamento beduino: non ci sono tende, ma capanne di palma e, perfino, qualche locale in muratura (che è la negazione del nomadismo) con di fianco, parcheggiata, una fiammante Land Rover.
Il deserto è autentico, ma il resto mi sembra una banale messinscena per turisti sprovveduti e frettolosi. La nostra guida, alquanto imbarazzata, ammetterà che “i veri nomadi” si trovano più a sud, nel “Rab al Khali” alias il “Quarto vuoto”, uno dei più grandi e orridi deserti della Terra, dove solo i beduini riescono a sopravvivere.
Vuoto ma conteso questo deserto. Da sempre è stato “terra di nessuno”, ora, da quando si è scoperto che non è “vuoto” ma pieno di grandi giacimenti di petrolio e di gas, i governi se lo contendono metro su metro.

                                                       Nizwa, al mercato “circolare”, Agostino Spataro con Amir

Mentre di ciò si parla, Amir si ricorda della preghiera pomeridiana. Lo vediamo scomparire nella piccola moschea di Khadra Beni…
L’Islam omanita è di osservanza ibadita, una delle tante confessioni derivate dallo sciitismo. La giustizia si basa sulla “sharja”, tuttavia, a parte taluni divieti (alcool, carne di maiale), nel Paese non si respira aria di fanatismo come nell’Iran degli ayatollah o di cupo rigorismo come nella confinante Arabia saudita wahabbita.

4… Fra uno spuntino e una preghiera all’Altissimo, lasciamo il deserto ed entriamo nel cuore della regione montuosa dell’Hajar con le sue vette alte oltre i tremila metri come quella del Jebel Akhdar, la montagna verde alla quale si abbarbicano sparuti villaggi contadini e rigogliose colture a terrazza.
Le periodiche piogge monsoniche impinguano le falde che alimentano l’ingegnoso sistema idrico degli “aflaj” (singolare “falaj”) introdotto dai persiani nel V secolo a.C.
E’ questo una condotta sotterranea, lunga anche decine di km, che dalle viscere delle montagne induce la massa d’acqua fino alle oasi e alle città moderne.
Da qui si diparte una rete di canali che irrigano i palmeti (che danno un dattero nero) e i sottostanti orti di verdure e cereali.
A Nizwa, capitale di questa regione, sfocia il più grande falai dell’Oman. Acqua chiara e fluente, abbondante che s’insinua fin dentro  il reticolo di vie e viuzze della casbah.
Per me che provengo da una regione semiarida come la Sicilia, la visione dell'acqua in questo deserto implacabile è un miracolo, un incanto.
L’acqua ha un’importanza vitale perciò il suo governo è affidato all’autorità di uno sceicco che lo esercita con equità e con il beneplacito dell’amministrazione pubblica.
Lo “sceicco dell’acqua” controlla la puntuale esecuzione dei calendari di erogazione, custodisce i regolamenti, le mappe catastali, gli accordi di spartizione sottoscritti dai capi delle varie tribù e clan.
Oltre al falaj, i segni distintivi di Nizwa sono un mastodontico forte spagnolo, munito di cannoni col marchio di Filippo II, e la medina circondata di alte mura di fango.
Oggi è venerdì, giorno della fiera settimanale degli animali. Il commercio si svolge secondo un meccanismo “circolare” ossia all’interno di un cerchio umano ai lati del quale si assiepano i potenziali acquirenti, fra questi anche donne con le tipiche maschere nere.


                                                        Nizwa, al suq dell’argento

L’originale meccanismo è finalizzato a velocizzare le transazioni, le lunghe trattative sono impossibili. L'avventore interessato ha solo il tempo di tastare la gorgia e le spalle, di dare uno sguardo veloce alla dentatura dell’animale in vendita (solitamente capre e bovini) e, quindi,  offrire un prezzo al sensale e se questi non accetta la bestia viene spinta in avanti perché dietro ce n’è un’altra che attende. E la ruota del commercio continua a girare...


5…Lasciamo l’Oman con la gradevole impressione di avere visitato un paese abitato da un popolo gentile, governato da un sultano saggio e lungimirante che ama i bambini e la musica classica. Qabus bin Said, infatti, rifugge dal gossip e dai piaceri dell’harem, dai cortigiani servili e impudenti e lavora per proiettare il Paese in un futuro di prosperità condivisa, fuori dal medioevo infinito dal quale uscì soltanto nel 1970, dopo l’estromissione del padre Taimur.

                                                        Mascate, stemma di Qabus, ingresso del palazzo del Sultano

Il cambio avvenne, dopo la scoperta dei primi giacimenti petroliferi, su impulso della diplomazia e dei contingenti inglesi che indussero il recalcitrante sultano Taimur ad abdicare in favore del figlio, preventivamente educato in Inghilterra.  
A 27 anni da quello storico evento, si può constatare che i risultati del governo di quest’uomo, mite e sapiente, sono andati ben oltre ogni aspettativa (inglese). Londra, infatti, desiderava un cambio solo di facciata, mentre Qabus ha realizzato, con un certo successo, un trasformazione incisiva dell’antico paese di Ofir e di Magan.

(tratto da: “Viaggio in Oman”, in rivista “Avvenimenti” dell’11 luglio 1997)
(le foto sono di mia proprietà)

martedì 30 luglio 2013

"OSSERVATORE DEL PCI NELLA LIBIA DI GHEDDAFI", il mio nuovo libro




“Con questo libro intendo difendere il principio della “non ingerenza” negli affari interni degli Stati che ha garantito la pace in Europa e in molte parti del mondo.
Non desidero difendere l’indifendibile ossia gli errori, gli eccessi di Gheddafi e del suo regime, ma nemmeno avallare l’evidente impostura, propinataci dagli “insorti” e dai loro alleati della Nato, di avere combattuto e bombardato soltanto per la libertà e per il progresso del popolo libico.”
           (dalla IV di copertina)


 


SCHEDA DEL LIBRO:


 

Autore:
Agostino Spataro
http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro

Titolo:
“OSSERVATORE DEL PCI NELLA LIBIA DI GHEDDAFI”

Editore:
Centro Studi Mediterranei
6° edizione, luglio, 2013
Codice ISBN n. 9788891052650
Pagg. 268- Prezzo di copertina Euro 17,00

Acquisto:
Il libro può essere acquistato presso tutte le librerie
Feltrinelli e presso diverse librerie on line fra cui:
www.lafeltrinelli.it   /  www.ilmiolibro.it

Formato Kindle in: www.amazon.com, prezzo 2,00 euro.









INDICE (dettagliato)

Una premessa necessaria


Cap. I                                                     
CHI ERA GHEDDAFI?

- Un cittadino italiano di nome Muammar;
- il “pazzo di Tripoli”?
- fiuto politico e peccati d’orgoglio;
- se non la verità, accertare almeno le falsità; 
- Gheddafi tra fans e detrattori;
 - il Colonnello voleva abbandonare il potere.


Cap. II                                                              
LA LIBIA CHE HA TROVATO E CHE HA LASCIATO

- La Libia che ha trovato: confronti 1969-1988;
- la Libia che ha lasciato: lo stato sociale;
- la comunità internazionale e il dispotismo in Libia;
- è stata detta tutta la verità? ;
- col senno del…prima;
- con Gheddafi bisognava chiudere qualche anno fa, invece…;
- missioni “umanitarie” più disastrose dei crimini dei dittatori;
- la guerra a debito delle grandi potenze;
- si può vincere la guerra, ma perdere il dopoguerra;
- l’ineluttabilità della guerra come risposta alla crisi globale?
- la vittoria dell’occidentalismo sarà la disfatta dell’Occidente.


Cap. III                                                                    
DALL’EUROMED AL CERCHIO “MENA”

- Barcellona: un “sogno” svanito;
- Sarkozy, fallimento o missione compiuta?;
- oscuri piani Usa per il dopo-Clinton;
- il “Cerchio Mena”;
- l’Europa segue a ruota;


Cap. IV                                                                      
LIBIA, UN’INSURREZIONE NON E’ “PRIMAVERA”

- Le “primavere” arabe;
- l’Algeria ha già subito il “trattamento” islamista;
- la “primavera” non sboccia in Bahrain;
- la Libia, un boccone troppo ghiotto;
- la “translatio imperii”.


Cap. V
LA GUERRA PER LE MATERIE PRIME: L’ECONOMIA DEL TERRORE ?

- La corsa per il controllo delle riserve libiche d’idrocarburi;
- la Nato è morta ma…bombarda;
- l’economia del terrore?;
- il 21° secolo: la “guerra infinita” per le materie prime;
-  l’Italia fra la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi;
- i russi sbarcano nel Mediterraneo;
- inclusione o esclusione: questo è il problema;
- Libia: rapporti di alleanza o di sudditanza;
- libertà e democrazia anche per gli “ultimi”;
- una “no fly zone” sulla Valle padana?
Cap. VI                                                                      
L’ITALIA E LA GUERRA ALLA LIBIA

- Berlusconi: dalla contrarietà alla partecipazione;
- dai “Caschi blu“ dell’Onu ai “contractors” della Nato;
- il ruolo della Sicilia nella guerra;
-  il Trattato Berlusconi - Gheddafi;
- un lungo negoziato in cui le parti hanno giocato al rinvio;
- nel 1983.


Cap. VII                                                                   
LA LIBIA E LA “PRIMA REPUBBLICA”

- L’accordo a garanzia della neutralità di Malta;
-  i missili a Comiso;
- sanzioni Onu: embargo alla Libia o all’Italia?; 
- Andreotti in Libia;
- sulla Libia scontro nel governo Craxi. Il  consenso discreto del Pci.


Cap. VIII                                                                
REAGAN ALL’ATTACCO DEL “PAZZO DI TRIPOLI”

- 1986: anno cruciale per Gheddafi;
- il Colonnello salvato da Craxi?;
- i missili giunsero davvero a Lampedusa?;
-  sicuramente, non arrivarono a…Montecitorio;
- quel giorno Giorgio Napolitano alla Camera…;
- il mancato incontro fra Gheddafi e il sindaco di Lampedusa; - - impiccagioni in diretta TV.


Cap. IX                                                                     
L’ARCHIVIO DEL PCI E’ VUOTO

- Su Gheddafi due “tendenze” all’interno del Pci;
- io, osservatore del Pci in Libia;
- la battaglia degli aggettivi;
- “l’amico di Gheddafi in Parlamento”;
- “Il Borghese” piccolo piccolo;
- il mio mancato incontro con Gheddafi;
- l’archivio del Pci è vuoto;
- una stupefacente verità?;
- delegati siculo - arabi al congresso nazionale del Pci;


Cap. X                                                                          
LE ASSOCIAZIONI DI AMICIZIA

- L’associazione di amicizia italo - libica;
- un colloquio con l’ambasciatore libico;
- a pranzo col “ministrone” libico;
- parlo con Rubbi che parlerà con Pajetta…;
- l’assassinio dell’ambasciatore; 
- l’Associazione nazionale di amicizia italo - araba;
- Aldo Moro, l’ artefice della svolta verso il mondo arabo;
- il generale Miceli in soccorso di Gheddafi;
- la super corrente “filo araba” della Democrazia Cristiana;
- la visita di Jallud a Roma.




Cap. XI                                                                    
LA SICILIA E LA LIBIA

- I libici in Sicilia: un’illusione mediterranea;
- un controverso accordo  tra Sicilia e Jamahirya;
- la “guerra del pesce” nel Canale di Sicilia;
- il “ fronte” si sposta nella Sirte;
- a Palermo il primo periodico bilingue arabo – italiano;
- lo squattrinato Billy Carter nelle mani di due compari catanesi;
- Billy Carter: da Atlanta a Tripoli, passando per Catania
 - investimenti libici:  vietati in Sicilia e benvenuti al Nord;
- galeotta fu la lettera di Gheddafi a Nicolosi;
- due ministri di Paternò che fecero l’impresa libica. 

                                
UN VIAGGIO A TRIPOLI                                                      

Nella Libia sconosciuta; habemus Papa; c’è un nesso tra golpe e calura?; la Piazza Verde: un verde chimico; nella casbah abbandonata; fra gli ex cittadini italiani; Tripolis ovvero tre città in una; la città coloniale; fra coloro che son rimasti: il signor Prado; “il Parlamento, inganno dei popoli”;
“alla faccia del caciocavallo”; Tripoli, capitale mondiale della solidarietà; arriva Gheddafi, inizia lo show; uno sbadato complotto suicida; da “osservatore” alla presidenza della Conferenza; la nazionalizzazione non è l’anima del commercio; il presidente della Repubblica islamica degli Stati Uniti d’America; a cena con il “senatore” Susanna Agnelli; la notte di Tripoli: i cavalieri berberi e i fuochi della rivoluzione; finalmente, il gran giorno!; Leptis Magna: una civiltà resuscitata.


                                                   




Elenco dei nomi


Achilli, Michele
Adly, Farid
Agnelli, Susanna
Aiardi, Alberto
Al-Idrisi
Alagna,  Egidio
Algoud, Ahmed
Almirante, Giorgio
Amin, Samir
Andreotti, Giulio
Angelini, Vito
Arafat ,Yasser
Assad, Bachar
Assad, Hafez
Attolico, Bernardo
Badoglio, Pietro
Balbo, Cornelio  
Balbo, Italo
Barca, Luciano
Ban Ki Moon
Bari, Atwan
Basaglia, Franco
Bassetti, Piero
Basso, Lelio
Belgasem, Younes 
Ben Alì, Zine
Benkirane, Abdellilah
Berlinguer, Enrico
Berlinguer, Giovanni 
Berlusconi, Silvio
Bin Laden, Osama
Blair, Tony
Bodrato, Guido
Boyle, Francis
Bolzoni, Attilio
Bonalumi, Gilberto
Bonnici, Carmine
Bonfiglio, Angelo 
Bonsanti, Sandra
Borges, Luis (Nic)
Borghese, Valerio
Bottarelli, Giorgio
Brzezinski, Zbigniew
Bufalini, Paolo
Bush W. George
Bush George
Buttho, Alì
Cabras, Paolo
Cacciola, Biagio
Calderon, Horatio
Cameron, David
Camus, Albert
Capanna, Mario
Capriglione, Jolanda
Caputo, Sebastiano
Cararo, Sergio
Cardia, Umberto
Cardini, Franco
Caroli, Giuseppe
Carter, Billy
Carter, Jimmy
Casey, William
Castellina, Luciana
Castro, Fidel
Cavalchini, Luigi
“Che” Guevara, Ernesto
Chirac, Jacques
Churchill, Winston
Cicchitto, Fabrizio
Clark, William
Clinton, Billy
Colombo, Emilio
Contu, Felice
Cooley, Jonh
Corrao, Francesca
Crawford, Neta
Craxi, Bettino
Crocetta, Rosario
Crocetta, Salvatore
Crozza, Maurizio
Crowe, William
Custonero, Alberto
D’Alema, Massimo
De Gaulle, Charles
Del Boca, Angelo
De Lorenzo, Giovanni
De Mita, Ciriaco
De Pasquale, Pancrazio
De Roberto, Federico
Di Giulio, Fernando
Diliberto, Oliviero
Dom, Mintoff
Durra, Mohanna
Eagleton, William
Einstein, Albert
Egoli, Emo
Fanfani, Amintore
Fini, Massimo
Formica, Rino
Foschi, Franco
Fracanzani, Carlo
Fragapane, Giovanni
Franco, Francisco
Frescobaldi, Dino
Gabrieli, Francesco
Gannouchi, Rachid
Gatti, Giuseppe
Gelli, Licio
Giadresco, Gianni
Giovanni, Paolo II
Giovannone, Giorgio
Gheddafi, Muammar Gram­sci, Antonio
Granelli, Luigi
Graziani, Rodolfo
Grillo, Beppe
Hamdi, Omar
Hammad, Nemer
Hersch, Seymur
Hassan II
Heykal, Muammad
Hitler, Adolf
Hussein, Alì
Hussein, Saddam
Idriss (re)
Ippolito, Roberto
Jallud, Abd Al Salam
Lagorio, Lelio
Laidi, Alì
Lannutti, Giancarlo
La Russa, Ignazio
Lauricella, Salvatore
La Torre, Pio
Leanza, Mario
Lentini, Giacinto
Leuzzi, Giuseppe
Lodato, Saverio
Lombardi, Riccardo
Luttwak, Edward
Lutz, Catherine
Mc Farlane, Robert
Magdi, Allam
Major, John
Malfatti, Franco Maria
Manca, Enrico
Mancuso, Kris
Mandela, Nelson
Mann, Igor
Mannino, Calogero
Mansour (min)
Mao Tse Tung
Marcos, Ferdinand
Marte, Ferrari
Martelli, Claudio
Martinelli, Giovanni
Mattarella, Piersanti
Mattei, Enrico
Merkel, Angela
Miceli, Vito
Milazzo, Nino
Mini, Fabio
Mitterand, Francois
Moro, Aldo
Moro, Domenico
Moubarak, Hosni
Mugabe, Robert
Mufta, Ahmed
Muktar, Omar
Munthasser, Omar
Musa Al Sadr
Mussa, Abu
Mussolini, Benito
Karrubbi, Mustafà
Khader, Bichara
Khomeyni, Rouhullah
Krosney, Herbert
Napolitano, Giorgio
Nasser, Gamal
Nazamroaya, M. Darius
Negri, Alberto
Nenni, Pietro
Nicolini, Giusi
Nicolosi, Rino
Nisticò, Vittorio 
Obama, Barack
Obeidi, Abdelati
Occhetto, Achille
Orilia, Vittorio
Orlando, Giuseppe
Orwel, George
Ossola, Rinaldo
Pajetta, Giancarlo
Pannella, Giacinto
Papa, Michele
Papandreu, Andreas
Pappalardo, Salvatore
Parlato, Valentino
Paskert, Dierk
Paternò, Antonio S.Giuliano
Pernice, Giuseppe
Pertini, Sandro
Petillo, Renata
Petruccioli, Claudio
Pieralli, Piero
Pinochet, Augusto
Pointdexter, John
Prado, Stefano
Procacci, Giuliano
Prodi, Romano
Puglisi, Gianni
Pumilia, Calogero
Pulciano (ten. col.)
Putin, Vladimir
Quaroni, Alessandro
Raphael, Louis
Raimondi, Pietro
Ramadan (gen),
Ratti, Giuseppe
Reagan, Ronald
Redgrave, Vanessa
Rice, Condoleeza
Rizzitano, Umberto
Rognoni, Virginio
Romano, Sergio
Rossino, Giovanni
Rubbi, Antonio
Rubino, Raffaello
Ruffini, Attilio
Sadat, Anwar
Salati, Remo
Salazar, Antonio
Saleh, Abdullah
Salerno, Eric
Salvi, Franco
Sankara, Thomas
Sanza, Angelo Maria
Sarkis, Elias
Sarkozy, Nicolas
Scalfaro, O. Luigi
Scarcia Amoretti, B.
Scebarras Trigona, Alex
Seneca
Shahati, Ahmed
Shalgam, Abdel Rahman
Shara (al) Farouk
Shiban, Taher
Silvestri, Giuliano
Somoza, Anastasio
Spadolini, Giovanni
Spini, Valdo
Stalin, Giuseppe
Stroessner, Alfredo
Suharto
Tagazzi, Ammar
Tabladini, Francesco
Tedeschi, Mario
Tlemcani, Salima
Togliatti, Palmiro
Tornetta, dr.
Tremaglia, Mirko
Triki, Alì
Varvelli, Arturo
Vignolo, Mino
Vizzini, Ino
Zaccaria, Giuseppe
Zamberletti, Giuseppe
Weimberger, Caspar
Weissman, Steve
Wertmuller, Lina