lunedì 16 marzo 2020

COVID 19, UNA "DITTATURA NECESSARIA", MA CI SONO ALCUNE FAGLIE!

di Agostino Spataro *

Ai cittadini italiani va dato atto dell’osservanza delle norme e dei divieti mirati al CONTENIMENTO della diffusione del coronavirus o Covid 19.  
Le persone accettano i sacrifici imposti pur sapendo che siamo di fronte alla sospensione di alcune libertà individuali e sociali, sperando che possano contribuire alla sconfitta del virus e al ritorno alla normalità.
Parliamoci chiaro: il popolo italiano sta accettando uno Stato Eccezionale di Emergenza Sanitaria, una sorta di “dittatura necessaria”, per difendere la salute pubblica.
Tuttavia, qualche dubbio insorge quando si legge di comportamenti abusivi di singoli individui e di “deroghe” - di fatto - ai divieti promulgati che mettono a rischio il conseguimento dell’obiettivo primario del contenimento.
In particolare, preoccupano certa mobilità (soprattutto ferroviaria, stradale, ecc) dalle zone più infette a quelle meno infette del Paese e gli approdi nei porti (specie siciliani e in genere del Sud) di natanti che trasportano gruppi di persone non identificate (leggi clandestine) che vengono sbarcate e distribuite in diversi siti del territorio italiano.
Questa è una EMERGENZA che, per altro, potrebbe aggravarsi tragicamente. 
Perciò il Sistema di prevenzione, di protezione non può permettersi FAGLIE di alcun genere.
Il governo deve saper mobilitare e coordinare tutte le risorse materiali e umane disponibili, a cominciare dal pieno impiego operativo delle Forze armate della Repubblica. Perché no?
Il rigore e la coerenza sono indispensabili, anche per evitare la perdita di fiducia dei cittadini verso l’azione dello Stato e dei suoi organi operanti sul territorio.
E – se permettete- per non frustrare la determinazione, il  sacrificio di tantissimi sanitari e para-sanitari, scienziati, operatori della Protezione civile, volontari, ecc. che in modo ammirevole (talvolta perfino eroico) stanno lavorando per fronteggiare l'emergenza.
Dovrebbe essere superfluo, ma di fronte a certe improvvide evidenze bisogna ribadire che in questa situazione ogni azione deve essere rigorosamente finalizzata al conseguimento dell’OBIETTIVO dichiarato ossia al Contenimento della diffusione del contagio.  Non sono ammesse deroghe di sorta e per nessuno! Tutto ciò che non è coerente, funzionale con le direttive emanate non è ammissibile perché minaccia la salute pubblica. 

*Scrivo da cittadino e da ex deputato nazionale del Pci dei tempi della cd “Prima Repubblica” che, fra le tante buone riforme, varò quella della Sanità che ancora oggi resiste e consente di curare tutti i cittadini, nonostante gli attacchi e le sottrazioni della “seconda” e della “terza” Repubblica.  

venerdì 13 marzo 2020

LA SIGNORA LAGARDE NON HA FATTO UNA GAFFE, MA HA DETTO QUEL CHE PENSA DAVVERO!

di Agostino Spataro

Certi giornali, al soldo del neoliberismo dominante, vogliono stemperare la gravità della gravissima e inopportuna esternazione, assai dannosa per l'Italia, della signora LAGARDE presidente della BCE, la banca di diritto privato, cui gli Stati europei hanno conferito l'enorme potere di stampare e distribuire denaro.
La signora LAGARDE non ha fatto una gaffe, ma é stata sincera. Come fu sincera quando, anni addietro, da direttore del Fondo monetario internazionale (FMI), propose di aumentare l'età pensionabile e di diminuire l'assistenza sanitaria e farmaceutica in favore dei più anziani. Tanto per dire con chi si ha a che fare!
Non a caso la vittima prelibata di tale esternazione sono i Paesi più deboli dell'eurozona e in particolare l'Italia, in questo momento alle prese con una pericolosissima pandemia.
I gridolini, le rampognette mediatiche non servono a nulla, Ci vuole ben altro!
Partendo dal fatto notorio che, da tempo, i beni e i servizi strategici, le "eccellenze" del nostro Paese sono in vendita. Il problema non é solo la signora Lagarde, ma anche tanti altri personaggi, operanti ad alti livelli di responsabilità in Italia e all'estero, che hanno fatto e continuano a fare (con le privatizzazioni e con le manovre di Borsa) di tutto per passare dalla vendita alla "svendita" a prezzi stracciati. Oggi, siamo di fronte a una drammatica accelerazione di tale tendenza, che potrebbe essere agevolata anche dal pauroso crollo della Borsa di Milano di questi giorni. Del resto é comprovato che i grandi gruppi finanziari e industriali francesi sono fra i più interessati al mercato italiano, Semmai, bisognerebbe chiedersi perché di tutto ciò e altro non parlano (e soprattutto non agiscono con fatti concreti) tutti coloro che tengono in pugno il ns Paese: governanti, parlamentari, (di oggi e di ieri), giornalisti di grido o di cortile, capitani d'industria, ecc. 

martedì 10 marzo 2020

COVID 19: INFLUISCE IL FATTORE CLIMA?



di Agostino Spataro

COVID 19: confronto fra i casi accertati in Italia n. 7.375 (su 60 milioni di abitanti) e nelle tre Americhe n. 257 (su oltre 1 miliardo di abitanti.) 

In questi giorni di auto consegna in casa ho cercato di documentarmi su taluni aspetti relativi alla diffusione del coronavirus COVID 19 in Italia e in alcune regioni del mondo, in special modo in quelle dell’emisfero sud, con particolare attenzione ai Paesi del Sud America. *
Una ricerca empirica, meramente statistica e senza pretesa alcuna, per tentare di capire se e come il dato climatico potrebbe influire sulla diffusione del contagio. 
Per altro, tale ipotesi è stata affacciata da alcuni scienziati, ma senza un seguito appropriato.
Chiarisco che non desidero associarmi alla schiera di tuttologi che pontificano sul virus, ma solo auspicare un approfondimento da parte di chi ne ha le competenze e le responsabilità. 
Sperando nella imminente primavera.
La ricerca potrebbe estendersi anche ad altre realtà dell’emisfero Sud del Pianeta. Restando al confronto fra Italia e Sud America si nota che fra le tante diversità esistenti c’é ne una che, in questa emergenza globale, potrebbe fare la differenza : la temperatura.
Poiché  mentre in Italia (e in genere nell’emisfero Nord, contenente la Cina) siamo in inverno, laggiù sono in estate con una temperatura media attestatasi intorno ai + 30 gradi C.
E’ bene  sottolineare che il confronto avviene fra i casi accertati in Italia e nelle Americhe (Nord, Centro e Sud) * ossia fra un Paese di 60 milioni di abitanti e le tre Americhe con oltre 1 miliardo di abitanti.
Confronto impari. Poiché mentre in Italia, secondo il bollettino della Protezione civile dell’8 marzo 2020 (vedi sito sotto), sono stati registrati  7.375 casi e 366 morti, nelle Americhe- secondo la direttrice dell’Ops (Organizzazione panamericana della salute- aggregata all’Oms) i casi, in gran parte importati, al 6 marzo 2020 sono 257,  suddivisi per 10 Paesi e 4 territori regionali.**
**  Situation as of 6 March 2020 - Hasta la tarde de hoy, se confirmaron 257 casos en diez países y cuatro territorios de la región (Argentina, Brasil, Canadá, Chile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guayana Francesa, Martinica, México, República Dominicana, Estados Unidos, San Bartolomé y San Martín). I morti sono stati 11, tutti negli Usa,  in Washington (10) and California (1).

Fermi restando gli esiti degli studi e degli interventi sulle aree specifiche di contagio (alcune regioni  settentrionali), anche per l’Italia (almeno fino all’8 marzo) si potrebbe configurare una  probabile influenza del fattore climatico. Vedi dati tabella sotto. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5351_0_file.pdf

* Da notare che fra le due realtà esistono differenze sfavorevoli ai Paesi sudamericani, soprattutto fra i sistemi sanitari: quello italiano ritenuto uno dei migliori al mondo e quelli sudamericani che lasciano molto a desiderare. Tranne il sistema sanitario di  Cuba che, nonostante l’odioso e lunghissimo boicottaggio degli Usa, si è dimostrato uno dei migliori del mondo, anche in questa drammatica vicenda del COVID 19 dandone prova sul campo ossia operando, con successo, nelle regioni infestate della Cina con una rara, solidale ed efficace capacità d’intervento.

** L’occasione è utile per ricordare che vi sono 3 Americhe oppure UNA  contenente 26 Stati sovrani, fra i quali gli Stati Uniti d’America.   


domenica 8 marzo 2020

UNA GESTIONE SPECIALE, CENTRALIZZATA DELL'EMERGENZA CORONAVIRUS


Dichiarazione stampa di on. Agostino Spataro - già parlamentare del Pci.*

Visto come stanno andando le cose (cioé non bene come ci si attenderebbe), per fronteggiare, contenendola, l'emergenza coronavirus (che si teme possa degenerare in  pandemia), si dovrebbe approntare una GESTIONE SPECIALE CENTRALIZZATA - anche sospendendo talune prerogative autonomistiche- dotata di idonei mezzi giuridici, strumentali e di comunicazione capaci d’informare e di coordinare gli interventi e di far rispettare, attuare le direttive emanate dalle autorità preposte.
Per perseguire tali finalità, oltre a mobilitare il personale sanitario, parasanitario e le altre risorse della sanità pubblica e privata, ad attrezzare gli ospedali del Sud (in gran parte sforniti di reparti infettivi), sarebbe necessaria una mobilitazione, coordinata, dei corpi preposti alla sicurezza pubblica, delle stesse Forze armate, ecc.
Purtroppo, l'appello alla "auto-responsabilità", é largamente disatteso, provocando ulteriori, gravissimi rischi di estensione del fenomeno infettivo in regioni (Mezzogiorno) finora, poco colpite.
I divieti devono essere chiari e ben definiti e accompagnati da sanzioni specifiche.
Infine, ritengo che per meglio convincere i cittadini italiani a sobbarcarsi i tanti disagi derivati dalla emergenza (blocco della mobilità, controlli sanitari e d’altra natura, chiusura delle scuole e delle varie attività sociali, culturali, ecc.) e le eventuali sanzioni è auspicabile che il governo sospenda, anche in linea provvisoria, gli ingressi nei porti italiani di naviglio proveniente dall’estero, specie di quello con a bordo persone non identificabili.

8 /marzo/ 2020.


mercoledì 19 febbraio 2020

LA DISASTROSA AGGRESSIONE ALLA SIRIA: I DANNI DEVONO RISARCIRLI GLI AGGRESSORI!

di Agostino Spataro
In questo periodo, si sono intensificati gli appelli e le collette da parte di diverse organizzazioni umanitarie per chiedere ai cittadini contributi per alleviare le sofferenze delle popolazioni, dei bambini siriani vittime dei bombardamenti e/o rifugiati in vari Paesi mediorientali e d'Europa.
Iniziative lodevoli, certamente. Tuttavia, queste benemerite organizzazioni, per essere credibili,  dovrebbero denunciare ai cittadini cui chiedono l'obolo chi (e perché) ha provocato, in oltre 8 anni di guerra alla Siria, il disastro materiale e umanitario, l'esodo di milioni di cittadini.
Com'é noto, l'aggressione é stata ideata e realizzata da uno schieramento di Stati quali la Francia, gli Usa (di Obama), la Turchia, l'Arabia Saudita, Israele, ecc che hanno usato, abbondantemente, i servizi di talune organizzazioni terroristiche quale Isis, ecc. che hanno provocato stragi orrende fra i civili, soprattutto fra i curdi e i cristiani siriani.
Oggi, il governo siriano, con l'appoggio militare e politico della Russia, ha riconquistato quasi l'intero suo territorio sottratto dagli aggressori.
Si pone il problema del rientro di milioni di profughi (che é bene notarlo senza questa guerra non ci sarebbero stati!) e della ricostruzione delle città, delle infrastrutture e dell'economia della Siria. Si teme che possa ripetersi la solita manfrina ossia che i Paesi aggressori e distruttori passano la fattura della ricostruzione alla comunità internazionale, all'Unione Europea e, appunto, ai singoli cittadini.
Un comportamento inammissibile, moralmente e politicamente. A risarcire devono essere, in primo luogo, i Paesi aggressori che hanno provocato e alimentato la guerra. Altrimenti sanzioni.
L'Italia, che non ha partecipato al piano di aggressione alla Siria, dovrebbe far sentire la sua voce per riportare la pace in Siria, in Medio Oriente e nel Mediterraneo, anche in nome dei tradizionali buoni rapporti intrattenuti con queste realtà, a partire dagli anni '70' a oggi.
A quel tempo, le nostre relazioni con la Siria di Assad/padre erano assai intense, rispettose e reciprocamente vantaggiose ed erano ricercate e sostenute da un ampio schieramento politico e parlamentare (Dc, Pci, Psi) ossia dall'80% del Parlamento italiano..
Nel nostro piccolo, anche noi contribuimmo, sempre per conto del Pci, a rafforzare la politica di pace e di cooperazione dell'Italia con la Siria e con tutti gli altri Paesi arabi del Medio Oriente e del Mediterraneo. Sotto due documenti (dal mio archivio) relativi all'Associazione parlamentare italo-siriana e a una missione politica unitaria a Damasco nel giugno del 1981. (a.s.)
Articolo connesso "Siria perché; il cerchio MENA"  https://www.ildialogo.org/noguerra/NotizieCommenti_1491659855.htm

Damasco, giugno 1981.- Palazzo presidenziale. Il presidente Hafez Assad riceve le delegazioni straniere partecipanti alla Conferenza mondiale di solidarietà con la Siria e con l'Olp .Fra le quali quella italiana composta dagli onn. Agostino Spataro (Pci), Lusssignoli (Dc) e AlberinI (Psi.)- (foto dal quotidiano di Damasco "Syria Times" del 24 giugno 1981)






 

venerdì 10 gennaio 2020

MEDITERRANEO E MEDIORIENTE: QUANDO L'ITALIA AVEVA UNA POLITICA ESTERA UNITARIA E LUNGIMIRANTE

Incontro Moro- Berlinguer, presenti Luigi Longo e Giancarlo Pajetta.


1… La crisi libica (a due passi da casa nostra) e gli avvenimenti drammatici nella regione mediorientale e del Mediterraneo centro-orientale ripropongono la necessità di una riflessione sulla politica estera italiana per come è venuta evolvendo (?) durante questa lunga e confusa transizione in cui sono cambiati (in peggio) l'approccio, la concezione, gli obiettivi delle relazioni internazionali dell'Italia, dell'Europa verso il mondo arabo e altre regioni del Pianeta.
Con la cd. "seconda" Repubblica, si è passati dal dialogo alla sfiducia, al conflitto; con la “terza” l’Italia é quasi allo sbando, non ha più una politica estera degna di questo nome!
In realtà, la Repubblica è sempre una ed é quella disegnata dalla nostra Costituzione democratica e antifascista. Le altre, supposte, sono degenerazioni della prima che hanno alterato l'immagine di un'Italia solidale e popolare la quale, nel rispetto delle alleanze internazionali, riusciva a esprimere una politica estera, ampiamente condivisa in Parlamento, aperta al dialogo e alla cooperazione economica, in primo luogo con i Paesi dello scacchiere arabo e mediterraneo.
Una politica di pace che generava nuove occasioni d'incontro, favoriva la penetrazione in nuovi mercati e commesse importanti per le imprese italiane. Le buone relazioni politiche e culturali italo - arabe erano la chiave di volta per accrescere il volume degli scambi economici e commerciali.
Insomma, il dialogo pagava e assicurava all'Italia un ruolo primario nell'area arabo-mediterranea, anche in campo economico.
Un solo  esempio per capire la gravità di tale degenerazione. Oggi, dalla Libia arrivano in Italia barconi dei migranti disperati, negli anni ’70-’80 dall’Italia emigravano verso la Libia circa 20.000 fra operai e tecnici al seguito delle grandi e medie imprese italiane.
Perciò appare necessario un cambio radicale della nostra politica estera che specie verso questo scacchiere si è progressivamente militarizzata con risultati doppiamente in perdita. Infatti, oltre ai nuovi rischi, in termini di sicurezza, cui si espone il Paese, si registrano preoccupanti incrementi del deficit commerciale e delle spese militari, a discapito degli investimenti e delle politiche di protezione sociale. 
(Fonte Eurostat e Sipri/Stoccolma) 
       
2… Dal dialogo nascono la pace e la prosperità, dalla guerra morte, miseria e nuove migrazioni
Sotto questo profilo, il caso italiano è esemplare. Basterebbe fare qualche conto e alcuni confronti fra le bilance commerciali attuali e quelle di allora per capire le cause del nostro svantaggio e scoprire la differenza che corre fra il dialogo e la chiusura razzistica o, se si preferisce, fra la cooperazione pacifica e la follia dello scontro di civiltà.
Proprio per tenere la barra dritta verso la cooperazione pacifica, la tanto biasimata "prima Repubblica" produsse una politica estera equilibrata, lungimirante e ampiamente condivisa di cui va dato merito ai tre grandi partiti popolari (Dc, Pci e Psi) e ai loro più prestigiosi dirigenti: Aldo Moro, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Giancarlo Pajetta, Bettino Craxi, Riccardo Lombardi, ecc
Ovviamente, con ciò non si vuol mitizzare nessuna delle personalità sopra citate o sostenere che quello fu un periodo aureo per l'Italia. I problemi c'erano ed anche gravi: dall'attacco ai diritti sociali dei lavoratori alla sicurezza e all'ordine pubblici, dal clientelismo alla corruzione, ecc.
In quegli anni cruciali l'Italia riuscì a ritagliarsi un ruolo relativamente autonomo in politica estera. Un ruolo proporzionato alle sue potenzialità ossia senza grandi pretese, ma orientato al dialogo fra gli Stati, al sostegno del diritto alla sovranità dei popoli ancora irredenti. In primo luogo, del popolo martire di Palestina che sostenemmo senza mai deflettere dalla difesa del diritto all'esistenza d'Israele entro i confini riconosciuti dalle Nazioni Unite.
La questione è ancora insoluta per una serie di ragioni, quella che più influisce è la "cattiva abitudine" dei governanti israeliani di fuoriuscire dagli ambiti territoriali loro attribuiti dall'Onu e di non volervi rientrare. Diciamo!

3… In tale contesto, rilevante fu il ruolo svolto dal Pci che, dall'opposizione, affrontò tali tematiche con senso di responsabilità nazionale ed europeista, con grandi mobilitazioni popolari e, soprattutto, con chiarezza di obiettivi mirati al cambiamento della prospettiva generale del Paese.
Seguendo la linea della giustizia e della legalità internazionali, contribuimmo a rafforzare la pace nello scacchiere arabo-mediterraneo e la nostra sovranità nazionale e, cosa di non poco conto, a tutelare, a preservare il nostro Paese da rischi micidiali, creando, al contempo, importanti occasioni di scambi reciprocamente vantaggiosi.
Insomma, si delineò un nuovo scenario di convivenza pacifica, di rispetto e di mutua comprensione, di fervore collaborativo, solidaristico all'interno del quale si era perfino individuata una prospettiva seria di proiezione internazionale, di crescita per il nostro Mezzogiorno, oggi ricacciato ai margini dello sviluppo, assillato dalla criminalità e ridotto a mero deposito di risorse energetiche al servizio del centro-nord ipersviluppato.
Purtroppo quel processo verrà, tragicamente, interrotto, provocando un’accelerazione del nostro declino economico e morale.
Sappiamo che, spesso, i confronti non sono graditi, ma non si può negare che, ieri, l'Italia, col concorso di tutte le forze di progresso, dei lavoratori e degli imprenditori, raggiunse primati davvero eccezionali, fino al punto di figurare fra le prime potenze industriali del pianeta.
Mentre oggi è in recessione da lungo tempo.
L’incompetenza, il servilismo straccione, il populismo di bottega, per altro molto costoso, stanno bruciando gran parte di quei risultati e avviato il Paese su una china assai preoccupante sul terreno politico e su quello della coesione sociale.
Perché questo cambiamento di rotta, di ruolo?
La risposta non è facile, anche se si possono intravedere le cause e gli interessi (anche esterni) che l'hanno determinato.
Servirebbe una seria riflessione, un dibattito pubblico (non televisivo, per favore!) affinché si possa re-impostare la politica estera italiana ed europea su canoni più rispondenti ai nostri e non agli altrui bisogni. Poiché, in fondo, questo è il vero problema!
(10 gennaio 2020)
* già membro delle commissioni Affari esteri e Difesa della Camera dei Deputati.

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lunedì 6 gennaio 2020

SIGONELLA E' STATA COINVOLTA O NO NELL'ASSASSINIO DEL GENERALE SOLEIMANI?



di Agostino Spataro *

Allo stato, dalle notizie circolanti, non é dato conoscere, con certezza, la verità dei fatti. Eppure, taluni sostengono che gli ordigni siano stati lanciati da un drone partito dalla base Usa di Sigonella, in Sicilia.
Su tale punto è necessario, e urgente, fare chiarezza, conoscere la posizione del governo italiano e, in particolare, del presidente del Consiglio visto che non appaiono convincenti le colorate smentite su FB del ministro degli Affari esteri e nemmeno quelle più seriose del ministro della Difesa.
E’ importante sapere se c'é stato o meno un coinvolgimento di Sigonella nell' attentato di Baghdad. Personalmente, spero proprio di no.
In caso affermativo il fatto sarebbe gravissimo sia per gli aspetti politici, militari e giuridici connessi, sia per l’allarme che potrebbe ingenerare, in Sicilia e in Italia, nel timore di eventuali ritorsioni iraniane.
Nell’attesa, speriamo breve, ci si dovrebbe astenere dal diffondere “informazioni”, “voci”, supposizioni specie da parte di esponenti politici (anche di modesta levatura), di organi di stampa e quant’altro poiché insistere su questo tasto (senza averne le prove) farebbe il gioco della propaganda dell’amministrazione Trump che ha ordinato l’irresponsabile attacco e di talune forze politiche italiane al suo servizio.
Per altro, l’eventuale, remissiva connessione con Sigonella potrebbe creare seri rischi per i contingenti italiani inviati in diversi Paesi del Medio Oriente e dell'Africa.
In questi casi la politica estera, la posizione, i comportamenti dei governi contano e come!
Ricordo gli attentati in Libano- nei primi anni '80- quando grazie alla posizione responsabile, equidistante e di pace assunta del governo e del Parlamento italiani fu risparmiato il nostro contingente dalle azione di virulenta ritorsione anti-occidentale che, purtroppo, fecero strage di militari Usa e francesi.
Perciò è consigliabile prudenza e impiegare le energie per intraprendere iniziative di sensibilizzazione, di mobilitazione popolare contro le guerre in Medio Oriente e in Libia che, da un momento all'altro, potrebbe deflagrare, pericolosamente, a due passi dalla Sicilia.
Nel caso del conflitto libico il discorso della base di Sigonella regge poiché essa ha avuto, e potrebbe ri-avere, un ruolo decisivo e devastante.
L’avventurismo di Trump, spalleggiato dai governanti d’Israele, ripropone semmai il problema serissimo dell’esistenza e dell’uso delle basi militari Usa ubicate nel territorio della sovrana (almeno sulla Carta costituzionale) Repubblica Italiana.
Ho messo in neretto l’aggettivo “sovrana” per ricordare a chi, in questi ultimi tempi, ha fatto della sovranità italiana la bandiera delle sue scorrerie demagogiche ed elettoralistiche per poi, cioè oggi, correre al primo “squillar di trombe “ a mettersi al servizio del disegno di chi questa nostra sovranità, di fatto, la calpesta.
Intendo riferirmi all’on. Salvini della Lega (Nord) e al presidente Trump, ricordando che anche i suoi predecessori (di Trump) raramente hanno rispettato le prerogative di sovranità in questo come in altri delicatissimi campi della vita del nostro Paese.
Tranne in un caso che fece storia quando Bettino Craxi, capo del governo italiano, negò al governo Usa (Reagan) l’autorizzazione di catturare un aereo, costretto ad atterrare a Sigonella con a bordo gli attentatori della “Achille Lauro”. Ovviamente non si voleva garantire una sorta d'impunità agli attentatori, ma salvaguardare il principio della sovranità nazionale italiana.  



Questo fu certamente il caso più clamoroso di difesa della sovranità nazionale italiana, di rottura con una tradizione di passiva accondiscendenza che noi (del Pci) riconoscemmo con lealtà e con spirito di solidarietà, dandone atto all’on. Craxi per il gesto compiuto che- molti ritengono- segnò l’inizio della sua fine politica.
Non si capisce perché certi “eredi” del Pci sogliono bollare di “sovranisti” chiunque non condivida la teoria e la pratica del globalismo delle oligarchie finanziarie dominanti.
E cos' agendo regalano ai populisti destrorsi ampi settori della società che restano giustamente attaccati al principio costituzionale della sovranità popolare.
Il Pci, che aveva un dibattito interno assai intenso e perfino una pluralità di punti di vista, elaborò una ragionevole visione della sovranità nazionale che difese sempre come un bene supremo del popolo italiano. Ovviamente, in sintonia con gli impegni internazionali dell’Italia che i certi casi obbligano a cedere anche parti di sovranità.
Sapendo bene, però, a chi si cede e per che cosa.     
Pertanto, invece di beffeggiare chi in buona fede difende il principio della sovranità democratica, che corrisponde al genuino sentimento identitario del popolo italiano, sarebbe più opportuno occuparsi di una grave questione insoluta da circa 70 anni ossia dello “status” giuridico e operativo delle basi militari straniere in Italia, dei condizionamenti e dei rischi conseguenti.
Il problema persiste, anzi si è aggravato a causa di nuove e più onerose servitù militari cui è stata gravata l’Italia sotto tutti i governi  (di centrodestra e di centrosinistra)  succedutesi negli ultimi 30 anni: dall’ampliamento di Vicenza e dalla riqualificazione di Sigonella, al Muos di Niscemi, ecc.
A suo tempo (anni ’80) il Pci, che già aveva accettato gli accordi Nato, svolse su tutta questa delicata materia (**) un’azione politica e parlamentare per risolvere, nel migliore dei modi possibili, il contenzioso fra Usa e Italia, derivante dagli accordi (in parte segreti) firmati fra il 1952-54, che- constatammo- nessuna delle due parti voleva (vuole) chiarire e risolvere.
E siamo qui…costretti ad ascoltare le fregnacce di questo e di quello!  

(*) già componente delle commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati
(**) . "Patti segreti e finti bisticci" in- http://www.infomedi.it/base_usa_vicenza.htm