venerdì 16 ottobre 2020

COSA C’ENTRA IL CASO DE MAURO COL GAS ALGERINO?

 

di Agostino Spataro

 

Questo titolo é di 50 anni fa, ma conserva tutta la sua deludente attualità

 Suolo e sottosuolo

In politica, come in altri campi, ci possono essere un suolo e un sottosuolo infido e oscuro, dove tutte le ombre sembrano nemici. In realtà, sopra il suolo danzano i figuranti, qualche teatrante, nel sottosuolo agiscono i potenti, gli artefici dei “giochi grandi”; i complottisti veri i quali nel timore di essere scoperti gridano al complottismo altrui. In quelle oscurità, dove tutto ci cela e si confonde, viene generata e alimentata una verità “politicamente corretta” ovvero manipolata che, sbandierata ai quattro venti, servirà a “vestire” il mistero, a renderlo digeribile agli spiriti semplici. 

E in Sicilia - si sa- l’impianto del potere si regge sui tanti segreti e misteri irrisolti, accumulati nel tempo. Se fossero svelati l’edificio crollerebbe.                                                                                    Perciò si continuano a coltivare come se fossero piante officinali per lenire le ferite aperte e per occultare le tremende responsabilità di quanti hanno scelto l’Isola come campo di battaglia per attuare i loro inconfessabili disegni. Trame di respiro nazionale e internazionale attuate mediante “braccia operative”locali che ne traggono evidente tornaconto.                                                             

Chissà, se un giorno si dovessero svelare si potrebbe scrivere la vera storia della Sicilia e, in parte,  dell’Italia dell’ultimo secolo.

Questa breve premessa per introdurre il tema, in queste settimane, alla ribalta grazie al  “Blog d’autore.repubblica.it” di Attilio Bolzoni che ha proposto, a puntate, alcuni materiali interessanti, provenienti da atti della procura della Repubblica di Pavia, che riaprì l’inchiesta sul disastro aereo del 1962 in cui morì Enrico Mattei, nella parte relativa al sequestro del giornalista de “l’Ora” Mauro De Mauro avvenuto a Palermo il 16 settembre 1970.                                                                                                                                        

A distanza di mezzo secolo non c’è una verità giudiziaria definita e definitiva. Si teme che anche questo delitto possa andare ad accrescere la lista dei misteri, di cui sopra.   Per altro, c’è da notare che da queste carte emergono diverse piste. Forse troppe per cui diventa difficile batterle tutte a dovere.            Fra queste viene affacciata quella che porterebbe al metanodotto Algeria- (Sicilia) -Italia” che, francamente, appare incongrua rispetto alla sua storia e la suo svolgimento temporale, come si potrà rilevare dalla cronologia degli avvenimenti. (1)

Fu quello un dossier importante relativo a una infrastruttura strategica per la Sicilia, per l’Italia che ebbi la ventura di seguire per conto del Pci (con altri deputati Dc e Psi) alla Camera dei Deputati.

 

Il tracciato del gasdotto Algeria (Tunisia) Sicilia.

                
                                                                                                                                          Non rivelazioni solo constatazioni

Ed é su tale dossier che desidero concentrare l'attenzione. Le altre piste le lascio a chi ha le carte in mano, agli organi preposti. Ma vediamone un brano che costituisce il “pezzo forte” del ragionamento. 

Verzotto, nel 1970, era in “guerra aperta” con Eugenio Cefis per la storia del metanodotto: è stato detto più volte da Verzotto. In particolare al P.M. di Pavia l’8/11/1995 ha dichiarato “Con la morte di Mattei e l’avvento di Cefis, io sono stato gradualmente esautorato e quindi costretto a dimettermi. Io non ho mai avuto alcun rapporto con Eugenio Cefis, anche se la mia sensazione era di essere stato esautorato per avere calpestato interessi economici rilevanti. Circolava infatti voce che tutte le difficoltà frapposte dall’ENI alla realizzazione del metanodotto tra l’Italia e l’Algeria, di cui era l’ideatore e il presidente della società che avrebbe dovuto costruirlo, fossero dovute al fatto che c’era chi riteneva più sicuro e conveniente che il gas algerino fosse trasportato in Italia liquefatto in apposite metaniere. Si diceva anche che tali metaniere appartenessero ad una società che trasportava il metano alla stazione di rigassificazione di La Spezia, della SNAM, e che soci diretti o occulti di tale società fossero Cefis, Cazzaniga, Fornara e Girotti”.                                                                                          (tratto da “Una guerra sulla pelle di Mauro De Mauro”  del 5 ottobre 2020)

Dallo scritto non si capisce come, per cosa De Mauro potesse entrare in questa diatriba fra presidenti. In ogni caso le dichiarazioni sono da prendere con le pinze giacché fatte da persona indiziata (insieme al suo “nemico” Eugenio Cefis) nei processi sulla sospetta morte di Enrico Mattei e sul sequestro di Mauro De Mauro.

Rivalità vere o presunte? Tranquilli, non ho alcuna rivelazione da fare, solo qualche costatazione. A partire dai fatti che ci dicono- per esempio- che nel 1968 la Snam, del gruppo Eni presieduto da Eugenio Cefis, entrò a far parte (con il 20% delle azioni) della Sonems, costituita l’anno prima da Ems e Sonatrach per realizzare studi di fattibilità per la costruzione di un metanodotto Algeria- Tunisia- Sicilia.                                                                    

In realtà il problema che, a un certo punto, si pose fu quello di valutare la caratura e la consistenza dei due enti (italiani) partner di Sonems. Soprattutto dell’Ems, promotore dell’idea del gasdotto, ma stracarico di difficoltà finanziarie e da una pesante eredità operativa lasciatagli da Sochimisi, (miniere di zolfo,ecc).                             

Per queste e altre ragioni l’Ems di Verzotto non appariva in condizioni di reggere, da solo, il partenariato con la Sonatrach algerina ch’era (ed è) una fra le più importanti società di ricerca, coltivazione ed esportazione d’idrocarburi a livello mondiale. Insomma, fra i due partner lo squilibrio era assai grande, segnato da un’impietosa asimmetria Da qui l’intervento dell’Eni mirato a riequilibrare i rapporti con il socio algerino e, soprattutto, a garantire la realizzazione della infrastruttura su scala più ampia e la regolare fornitura delle quantità di gas da importare.  

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Agostino Spataro a un ricevimento dell’Eni - Roma, 1980.




Cefis e Verzotto, due nemici?

L’ingresso di Snam, oltre ad assicurare un apporto qualificato di competenze tecnologiche appropriate, fu  anche un cambio di approccio (in positivo) dell’Eni rispetto a una iniziativa (della regione siciliana) sulle prime un po’ snobbata. Fra i  due presidenti (Verzotto e Cefis) ci saranno state incomprensioni, gelosie perfino, sospinte magari da interessi da “sottosuolo”, tuttavia, dopo l’ingresso di Snam, è difficile motivare una “guerra aperta” dell’Eni contro l’Ems nel biennio 1968 - 1970.                                                                                          

Infatti, la collaborazione proseguì negli anni tanto che nel 1973 l’Eni (presidente Raffaele Girotti) stipulò accordi con la Sonatrach algerina, subentrando- di fatto- all’Ems di Verzotto, per un progetto più impegnativo ossia per un gasdotto dal costo di 2.500 miliardi di lire e lungo 2.200 km dai giacimenti di Hassi R’Mel (Sahara algerino) a Minerbio (BO), dove si sarebbe connesso alla rete dei gasdotti del centro-nord italiano.         

A tale svolta (a mio parere migliorativa e lungimirante) non fu opposta alcuna contrarietà degna di nota da parte di Ems e della stessa Regione siciliana.                                                                            La Sicilia chiese una quota del 30 % del gas trasportato a prezzi agevolati e il finanziamento delle reti di distribuzione nelle città capoluogo. Entrambe le richieste furono accolte e soddisfatte.                    

 Nel quadro della nuova realtà associativa, Eni e Sonatrach si accordarono per l'importazione annua di circa 12 miliardi di metri cubi di gas da trasportare mediante il Transmed che sarebbe approdato in Sicilia e  proseguire per la Penisola. Per la prima volta, una fonte energetica così rilevante e sicura avrebbe attraversato tutte le regioni del Mezzogiorno continentale che ne avrebbero tratto grandi benefici in termini di sviluppo industriale e civile. Una storia grande, complessa, con rilevanti risvolti economici anche internazionali. Non si capisce come potesse entrarci il giornalista Mauro De Mauro, a quel tempo, redattore della cronaca sportiva de “l’Ora” di Palermo.

1976, l’Eni opta per le metaniere

Un dossier, dunque, importante che, a un certo punto, divenne un “affaire” internazionale. Si temette, infatti, che la Francia, con il supporto dei tunisini, volesse realizzare un suo gasdotto (passando da Algeria, Marocco, Spagna) anche per rifornire il mercato italiano, mediante una diramazione verso la valle Padana.

Nello stesso periodo (1976) si bloccò la trattativa fra Eni e Tunisia a causa- si disse-  della pretesa eccessiva del governo tunisino che chiedeva una quota del 10% del gas trasportato per consentire il passaggio dei 370 km di “tubo” sul suo territorio. 

 

La rete dei gasdotti italiani


Oltre ai dibattito parlamentari, a una serie d’incontri politici a Roma e a Palermo, intraprendemmo un’azione politico-diplomatica, collaterale a quella del governo, presso le ambasciate di Tunisia (amb. Ahmed Ben Arfa) e Algeria (amb. Omar Oussadeck) che ritengo abbia dato i suoi piccoli frutti. Per tutta risposta l’Eni (presidente il moroteo Pietro Sette) prospettò un'ipotesi alternativa ossia il trasporto del gas con navi metaniere: dalla costa algerina al porto di Livorno.                                                            Ipotesi sciagurata poiché avrebbe tagliato fuori la Sicilia e l'intero Mezzogiorno che attendevano il gas algerino come il più efficace incentivo per il loro sviluppo industriale e civile.                                          Perciò, un gruppo di deputati dei tre principali partiti (Pci, Dc, Psi) insorgemmo e demmo battaglia alla Camera (2) per scongiurare l’assurda “alternativa” e ritornare al metanodotto, così come concordato, nel 1973, fra Eni e Sonatrach.                                                                                                                   Intorno al grave problema si scatenò la bagarre politica e mediatica. Noi decidemmo di non lasciarci coinvolgere, di tirare dritto verso l’obiettivo della realizzazione, nei tempi previsti, della grande infrastruttura energetica, frutto della pacifica cooperazione, economica e politica, fra Italia e Algeria.

Agimmo senza pregiudizi e faziosità, evitando di cadere nella rissa. Riconoscendo i meriti a chi aveva bene operato: dal presidente dell’Ems, Graziano Verzotto che nel 1967 ebbe la brillante idea del gasdotto al presidente dell’Eni Raffaele Girotti che nel 1973 concluse gli accordi con l’Algeria, al suo successore Pietro Sette il quale, anche a seguito delle nostra decisa iniziativa parlamentare unitaria, ritirò la grave decisione delle metaniere, diede corso agli accordi per la realizzazione del gasdotto.

 

Il direttore de “L’Ora” sapeva tutto sul caso De Mauro?

Il gasdotto, entrato in funzione nel 1983, si è rivelato (unitamente al successivo “gemello”proveniente dalla Libia) un fattore d’importanza strategica per l’economia della Sicilia e del Meridione. Sia per gli usi industriali che per quelli agricoli e civili. Quando ogni mattina accendiamo il fornello per il caffè dobbiamo ricordarci che quella fiammella viene alimentata dal gas proveniente dai giacimenti di Hassi R’Mel , nel cuore profondo del Sahara algerino.                    

Chiudo, per ora, (sulla questione penso di pubblicare un opuscolo più dettagliato per i bambini dai 6 anni in... giù) con una costatazione oggettiva: nella storia del gasdotto “Enrico Mattei” (relativamente al periodo che va dal 1967 al 1983) all’Eni si avvicendarono diversi presidenti (3) e le cose- tutto sommato- andarono bene. Si verificò un solo momento di acuta contraddizione  ossia la citata opzione alternativa del novembre 1976 (4) che mise a rischio il  progetto del gasdotto.  Dopo la nostra iniziativa parlamentare e diplomatica del febbraio-marzo 1977 l’opzione fu ritirata. Soltanto in questa occasione (nel nov. 1976)  fu affacciata la temuta ipotesi delle metaniere, di cui parlò Verzotto nel 1995 riferendola a una supposta manovra di Cefis, Girotti, Cazzaniga, ecc, che volevano attuarla già negli anni 1967-68 per far decadere il progetto di gasdotto Sonems. 

Attenzione, 1976 significa: 9 anni dal lancio della Sonems e 6 anni dopo il sequestro di De Mauro.  Ragion per cui… Beh, fate voi.                                                                                                         

Infine, una curiosità che non esula dal contesto. A un certo punto, l’estensore del documento intercala una frase davvero sibillina e inquietante. Eccola: "In ultimo, sempre per il ruolo avuto nella vicenda, non può non sapere tutto, o quasi, il direttore Vittorio Nisticò.”  (5)                                                                              

Parole, a dir poco, sorprendenti poiché chi ha conosciuto Vittorio sa che egli fu un maestro di giornalismo e uno dei più coraggiosi direttori di quotidiani dell’epoca.   

 

(16 ottobre 2020) 

 

Note:

  (1) L’idea di un gasdotto trans mediterraneo Algeria – Sicilia (vedi foto n. 1) fu avanzata, nel 1967, dall’Ente Minerario siciliano presieduto dal sen. Graziano Verzotto (dc) d’intesa con la Sonatrach società di Stato algerina. A tale scopo fu creata una società mista “Sonems” nella quale, nel 1968, entrò, con una quota del 20%, la Snam del gruppo Eni presieduto da Eugenio Cefis.

 (2) vedi atti parlamentari in “camera.it”, seduta del 4 febbraio 1977.

 (3)  Eugenio Cefis (1967-1971), Raffaele Girotti (1971- 1975), Pietro Sette (1975- 1979), Egidio Egidi –commissario- (1979-1980), Alberto Grandi (1980-1982), ecc.. 

 (4) A distanza di sei giorni il presidente Pietro Sette smentì se stesso: il 18 nov. 1976 confermò gli accordi per il gasdotto stipulati con Sonatrach nel 1973) e il 24 nov. 1976 propose l’opzione del trasporto del gas via mare, per mezzo di due navi metaniere.

  5) “Blog d’autore.repubblica.it”-  Un caso chiuso (e apertissimo) - 11 ottobre 2020.

    

 






 



 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 24 settembre 2020

IL PIACERE DEL PLAGIO

di Agostino Spataro “Invece che indignazione il fatto mi procura un’intima soddisfazione, quasi un’eccitazione, come se si trattasse di una nuova forma di erotismo letterario.”
Foto n. 1- Buenos Aires, 25/9/2010- Agostino Spataro intervista Maria Kodama 1… Confesso che a me, con 35 anni d'iscrizione all'Ordine dei giornalisti, mi procura piacere e un certo appagamento ogni qualvolta che uno o più brani di un mio articolo, di un mio libro sono usati da altri sena citare la fonte. Mi dovrei indignare, protestare. Invece, no. Il fatto mi procura un’intima soddisfazione, quasi un’eccitazione, come se si trattasse di una nuova forma di erotismo letterario. Poiché ne deduco che il plagiario sia stato talmente attratto da quel brano fino ad attribuirselo, incurante dei codici etici (la famosa deontologia professionale) e d’altra natura. Immagino che egli vi sarà stato costretto dal… bisogno. Da qui il riconoscimento implicito per il vero autore, il suo meritato appagamento. Dopo questa sintetica premessa, che vale come considerazione personale di ordine generale, andiamo, al caso specifico che desidero segnalare all’attenzione del mio improbabile lettore. Nei giorni scorsi, mi è capitato di leggere un lungo articolo pubblicato sul quotidiano “Il Foglio” (del 24/2/2020.), dal titolo assai bello e intrigante “La vita delle statue”, scritto da Valentina Bruschi, sicuramente una valente collega che però vi ha inserito un paio di frasi mie senza citarne la vera fonte. Non so come siano andate esattamente le cose. Se tale stravaganza sia stata intenzionale o indotta. Fatto sta che nel citato articolo (noi siamo abituati a citare autore e fonte!) si attribuiscono ad altri (o a chi?) le frasi, riportate fra virgolette, (vedi foto n.3) tratte da una mia intervista (di 10 anni fa) alla signora Maria Kodama sul viaggio di Jorge L. Borges in Sicilia, pubblicata in "La Repubblica" del 26 ottobre 2010 (vedi foto n. 2).
Foto n. 2- Mio pezzo tratto da “La Repubblica” del 26 ottobre2010
Foto n. 3- Pezzo tratto da “Il foglio” del 24 /2/ 2020 Ho segnalato il fatto al direttore del quotidiano non per farne una questione formale, ma solo per chiarire la ragione di tale stravaganza, per averne una spiegazione, per il rispetto dovutomi, se non altro perché ho fatto circa 26.000 km per raggiungere B. Aires. E anche a tutela della serietà della categoria. A ulteriore conferma,. aggiungo di avere inserito il testo dell’intervista alla Kodama nel mio libro ("Borges, nella Sicilia del mito"), uscito nel 2016, come tributo al grande scrittore argentino nel 30° anniversario della morte. (vedi sito: https://www.amazon.it/BORGES-NELLA-SICILIA-MITO-conversazione-ebook/dp/B01EXPTLIY) Il libro sarà ampiamente recensito su “Il Venerdì di Repubblica” del 27 maggio 2016 (vedi foto n. 4) da Piero Melati il quale, oltre a cogliere i passaggi più interessanti e piccanti del libro, descrive la mia singolare e piacevole esperienza a Buenos Aires, dove passai alcuni giorni a inseguire la vedova di Jorge L. Borges per farle l’intervista. Ci riuscii in extremis, al ristorante dell’aeroporto di “Ezeiza” di B.A., accompagnandola in taxi per imbarcarsi su un volo per Francoforte, dove era stata invitata come ospite alla fiera del libro.
Foto n. 4- Da “Il Venerdì” del 237/5/2016 Fino ad oggi, il direttore non ha ritenuto di dare un cenno di riscontro alla mia segnalazione. Non c'é problema. Non mi sento ferito nell’orgoglio né leso nella mia dignità. Se mai altri. Noi ci nutriamo di cose semplici e di acqua pura di fonte. Certo, un po’ d’amaro in bocca resta. Tuttavia- ribadisco- il plagio mi lusinga perciò desidero condividerne il piacere con chi è dello stesso avviso. Che altro aggiungere? A parte l’eventuale problema dei diritti che potrebbe sollevare l’editore (Gruppo La Repubblica- Espresso), ricordo che per scrivere quell’articolo ci sono voluti tanto impegno, tanta fatica. Oltre al lungo viaggio, ho dovuto fare diverse ricerche in Argentina, in particolare presso la Biblioteca nazionale di Buenos Aires, dove ho trovato, e letto, libri, documenti, per altro citati nel pezzo. Per quanto mi riguarda, non mi sembra il caso di farne un “caso” (scusate il bisticcio intenzionale), ma solo un esempio sul quale riflettere, per evidenziare la gravità del fenomeno, sempre più diffuso nell’era del web, dell’attribuzione indebita, diretta o indiretta, del lavoro intellettuale degli altri. Prima di tutto, la questione é deontologica, morale e chiama in causa la responsabilità dello scrittore, poiché scrivere può essere una fatica piacevole, ma sempre fatica è: i giorni, le nottate, i caffè amari, gli scatti d’ira davanti un libro, un PC, gli archivi, le biblioteche, le “sacre note” e, soprattutto, l’umiltà, il rispetto verso il lettore e verso la fatica altrui. Data, 24/9/2020

giovedì 17 settembre 2020

ODIO E POLITICA

di Agostino Spataro * 1… Siamo stanchi e avviliti di assistere a continue risse mediatiche, di udire individui, urlanti e ben pagati, insultarsi nei salotti televisivi, secondo un becero copione mirato ad alimentare un fiume di odio che annichilisce l’idea stessa della Politica, purtroppo, oggi strattonata all’interno di un circo buffonesco che si presta volentieri al gioco. Ma perché tanto odio in politica? Si tratta di odio o dietro c’é qualcosa d’altro? In realtà, “lor signori” stanno avvelenando i pozzi. E dopo cosa accadrà? Che cosa ci riserva il trionfo dell’antipolitica? Domande inquietanti che molti si pongono senza trovare risposte chiare, rassicuranti. Anche perché le origini, le ragioni dell’odio, gli interessi che li muovono sono molteplici e non riconducibili a una stessa sorgente. Evidentemente i “committenti” sono consapevoli del danno provocato, dei pericoli derivanti da certe strategie avventuristiche. Eppure, si continua a fomentare la rissa per drammatizzare il confronto politico e fiaccare la coscienza civile del Paese e il ruolo primario delle Istituzioni repubblicane. Pur con tanti limiti, la nostra civiltà politica repubblicana ha cercato di tenere fuori dell’area del confronto l’odio, la violenza che nulla hanno da spartire con una politica partecipata, democratica e antifascista. Di fronte a tale scenario il pubblico reagisce come può: alcuni ne sono attratti, molti preferiscono ritrarsi in solitudine. Entrambe le tendenze favoriscono, di fatto, l’affermazione dell’antipolitica e l’ingresso nella vita pubblica di furbi e furbastri, servi e profittatori di ogni risma. 2… Fra odio e politica il rapporto è inversamente proporzionale: più s’indebolisce la politica democratica più crescono “odio”, invidie e tendenze criminalizzanti dell’avversario, fino all’annientamento politico. E talvolta anche fisico. La “questione” non solo morale, ma di democrazia sostanziale e riguarda il futuro prossimo del nostro Paese. Poiché l’odio è una delle tante forme di espressione dell’antipolitica ovvero di una strategia, apparecchiata ai piani alti del potere reale (soprattutto finanziario) per ridimensionare, e condizionare, il ruolo primario della politica in loro favore. Una situazione complessa, anomala che non si può spiegare con i sentimenti, per altro rancorosi, vendicativi che, semmai, esasperano le estremità degli schieramenti. Il disagio sociale e morale esistono e si diffondono dalle periferie verso il centro della nostra società, dove molti che si sentivano garantiti nei loro diritti fondamentali oggi temono perfino di perdere il posto di lavoro. Paura e corruzione: sono questi i due pilastri su cui poggia la strategia del capitalismo di stampo neo-liberista. La sinistra? Purtroppo, è solo un ricordo, per tanti un bellissimo ricordo di gioventù. Bisogna rifondarla di sana pianta e sulla base di idee e progetti nuovi e condivisi dalle larghe masse popolari, appropriati alle nuove realtà del secolo. Ridisegnando il futuro in base all’eco-compatibilità dello sviluppo, a misura dei 7, 4 miliardi di persone che abitano la Terra e in particolare delle nuove generazioni. Troppo comodo pensare di cavarsela con comportamenti demagogici, razzistici, emotivi e corruttivi. Bisogna scavare più a fondo, fino alle radici del disagio, delle ingiustizie che la gente subisce, impotente. Non tutta la gente, ovviamente. Poiché ai ceti medio - alti l’andazzo attuale va bene. Anzi benissimo. Si stanno arricchendo oltremisura, a danno del popolo. 3… La “seconda repubblica”: dall’inclusione all’emarginazione, all’esclusione. Ma torniamo al tema dell’ odio” e alle vere cause che lo determinano. Fra le quali - a mio parere - la più importante è data dall’attuale politica di progressiva emarginazione, di esclusione d’intere fasce sociali dal contesto economico e politico della nazione. In questa lunga transizione (verso dove?), si è capovolta la logica della politica italiana: dall’inclusione di masse di emarginati perseguita nella “prima” repubblica all’emarginazione, all’esclusione praticata nella “seconda” che, a ben guardare, è la figlia degenere della prima. Questo è il punto politico da cui partire! Certo, gli emarginati, i poveri c’erano anche prima, ma partecipavano alla vita politica e sociale, speravano e lottavano per il cambiamento, soprattutto attraverso l’organizzazione nei grandi sindacati e nei due principali, e contrapposti, partiti di massa: il Pci e la Dc. Ciascuno a suo modo, ovviamente. Rispetto alle terribili condizioni del dopoguerra, il cambiamento c’è stato, anche in loro favore. Perché quella era la democrazia dell’inclusione, come propugnato dalla nostra Costituzione. Oggi, il meccanismo gira al contrario: esclude invece che includere. Ampie e importanti fasce sociali avvertono tutta la precarietà della loro condizione senza, per altro, poter contare su una degna rappresentanza politica, sindacale e parlamentare. Siamo, cioè, in presenza di un’emarginazione quasi senza rappresentanza e quindi senza speranza di redenzione, di riscatto che può sfociare in proteste, anche incontrolate, verso chi quell’esclusione ha determinato, a tavolino. 4… Cala la ricchezza della nazione: aumentano i poveri e i milionari. A ben pensarci, in questa lunga transizione abbiamo assistito a uno stravolgimento caotico delle regole della vita politica e della coesione sociale e all’affermarsi, in economia come in politica, di un rampantismo e di un arrivismo sfrontato e senza limiti che hanno prodotto una rottura profonda del sistema delle solidarietà sociale e nazionale. Non sono state varate le riforme necessarie per l’ammodernamento del Paese, ma spesso provvedimenti particolaristici (se non ad personam) tesi a modificare la redistribuzione della ricchezza nazionale a favore dei ceti apicali della società, a tutto svantaggio dei ceti medio-bassi. Insomma, la cosiddetta “seconda“ repubblica non ha creato un nuovo mercato, libero e veramente concorrenziale, né una nuova, efficiente amministrazione, ma solo le condizioni più adatte al dilagare dell’affarismo e della corruzione. In questo clima confuso hanno scorazzato, sovente impuniti, avventurieri della finanza e settori importanti della criminalità organizzata. Oggi tali gruppi di potere (anche stranieri) esercitano una pesante influenza, diretta e/o indiretta, sulla politica e sulle istituzioni del nostro Paese. Invece di puntare sull’incremento programmato della produzione di beni e servizi, premono, usano la “politica”, i governi per realizzare ambigue operazioni di cartello e massicce evasioni fiscali, contributivi e d’altro genere. Il risultato si può cogliere negli andamenti (in calo) della ricchezza nazionale (Pil) cui corrisponde l’accrescimento e l’accentramento vertiginoso della ricchezza in talune fasce elitarie della società. E siccome il monte della ricchezza nazionale non è cresciuto se ne deduce che i nuovi patrimoni sono frutto di un vertiginoso trasferimento dal basso verso l’alto ossia a danno della gran massa dei ceti medi, dei lavoratori, dei pensionati. Questo è il dato caratterizzante l’ultimo trentennio, che ha modificati gli assetti di potere economici e politici e gli equilibri sociali. Anche sul fronte dei consumi la forbice si allarga nella medesima direzione: si restringe la domanda dei ceti a reddito medio-basso, mentre si amplia quella, per altro più esigente e costosa, proveniente dai ceti più ricchi. Il risultato? Da un lato profitti senza limiti, consumi smodati, offensivi perfino e dall’altro lato importanti fette di società disperate perché non riescono ad arrivare a fine mese Tradotto: la crisi la stanno pagando i lavoratori, i pensionati e- soprattutto- centinaia di migliaia di disoccupati e di lavoratori precari che si dibattono fra disperazione ed emigrazione. Si emigrazione! Avete letto bene. Un altro paradosso che vede arrivare (in Italia) decine di migliaia di “disperati” e partire per l’estero decine di migliaia di giovani italiani diplomati e laureati. E tutto ciò non può, certo, generare amore. 6… L’esproprio del potere di scelta dei cittadini. Siamo in presenza di un progetto di “moderna” e generale regressione sociale e culturale, caotico e destabilizzante degli assetti e della convivenza democratica della nazione che per affermarsi, oltre a produrre odiose iniquità, ha bisogno di un consenso manipolato, condizionato e remissivo. Ecco, dunque, la grande trovata di togliere, in contrasto con lo spirito della Costituzione, ai cittadini-elettori il diritto di scegliere, col voto di preferenza, il proprio rappresentante in Parlamento. Da questa scelta si originino molti dei guai del nostro Paese. Giacché si è tolto il potere legittimo (di scelta) al corpo elettorale per trasferirlo ai partiti e/o a movimenti sui generis, ad altissimo deficit di democrazia interna. Desidero ricordare che i partiti sono- secondo il dettato costituzionale vigente- dei soggetti di diritto privato! Pertanto, la prima riforma è togliere dalle mani di cerchie ristrette il potere di nominare il parlamento della Repubblica. Questo è stato l’errore più grande e pericoloso. Correggerlo sarebbe un segnale forte e credibile per aprire una nuova fase politica senza più odi e rancori, ma all’insegna di una feconda dialettica democratica, per l’alternativa. * Agostino Spataro, giornalista, già membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati. Biografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro

giovedì 20 agosto 2020

Immigrazione e numero dei parlamentari: DUE PROPOSTE DEL PCI “RUBATE” E STRAVOLTE DA LEGA E M5S

 di Agostino Spataro

Oltre che scopiazzata, la proposta pentastellata persegue una finalità a dir poco ambigua che s'inserisce nella campagna denigratoria e delegittimante del Parlamento, magari per sostituirlo con una più grande e inquietante piattaforma Rousseau. Il Pci, invece, proponeva il taglio per rigenerare, rilanciare la centralità del Parlamento che dovrebbe essere eletto con 1 voto di preferenza numerico affinché siano gli elettori a scegliere il deputato e non i capipartito come oggi avviene. Questa é la differenza!                                                                                                                               A fronte di tanta ipocrita supponenza penta-leghista, fa rabbia assistere al fatto che la sedicente "sinistra", proclamatasi “erede” del partito di Berlinguer abbia rinunciato all’eredità ossia, in questo caso, a due proposte del Pci (degli anni '80) una sull'immigrazione e l'altra sulla riforma del Parlamento che prevedeva, fra l’altro, una riduzione (del 30%) delle due Camere come, più volte, ribadito da Nilde Iotti, a lungo presidente della Camera.

Ad appropriarsene sono stati due anomale formazioni politiche M5S e Lega Salvini che le stanno sfruttando in chiave demagogica ed elettoralistica per fare il pieno di voti alle prossime elezioni politiche.

Sulla questione dell’immigrazione, anche clandestina, realizzammo (nel 1980, a Palermo) il 1° convegno unitario nazionale sull'immigrazione, cui seguì, nel 1981, la nostra (del Pci) proposta di legge  sulle politiche per l’immigrazione basata sugli spunti interessanti di quel convegno e sulle esperienze concrete dell’emigrazione italiana in diverse parti del mondo.

Sulla questione della riforma del Parlamento si tennero diverse conferenze, fra cui ricordo una a Roma nel 1988, che produssero un pacchetto di proposte relative ai diversi aspetti della mutata realtà istituzionale e rappresentativa del Paese che necessitavano di una riforma capace di armonizzarli, adeguarli ai nuovi soggetti sorti nel frattempo: le Regioni, il Parlamento e la Commissione europei tutti destinatari del trasferimento di parti importanti dei poteri dallo Stato centrale.

Sulla riforma istituzionale, anni prima, ci fu un' intesa informale fra Ciriaco De Mita, segretario DC, e Enrico Berlinguer , segretario del PCI, misteriosamente abbandonata. Ovviamente, si voleva la riforma non solo per “risparmiare” qualcosa, come oggi sbandierato dalla propaganda pentastellata, ma per adeguare i poteri di governo e di rappresentanza dello Stato alle nuove realtà che esso stesso aveva determinato o contribuito a determinare.

Di fronte alla decrescita del ruolo e dei poteri dello Stato democratico non si poteva continuare a sommare ai numeri del Parlamento (945 membri)  quelli dei nuovi istituti di rappresentanza popolare, per altro assai superiori,ma appariva necessaria una nuova architettura istituzionale mirata al rafforzamento, alla funzionalità  dello Stato democratico, del ruolo del Parlamento e di altre istituzioni elettive.

Purtroppo, non si giunse a formalizzare tali proposte poiché, in assenza di un’intesa istituzionale fra i  principali partiti italiani, non si volle forzare la mano, anche per non apparire come i “primi della classe” in una fase delicata di transizione in cui si trovavano l’Italia, l’Europa e in generale lo scenario mondiale.

Fra gli esponenti più autorevoli che richiamarono quel progetto vi fu la presidente della Camera on. Nilde Iotti, la quale sostenne la riduzione del numero dei parlamentari per le ragioni su esposte e, soprattutto per rinvigorire e rilanciare il ruolo del Parlamento e non per indebolirlo,  delegittimarlo come vorrebbero i “grillini” in sintonia con i padroni del vapore i quali hanno spianato la strada con le campagne-stampa sulla “casta” portate avanti dai loro più diffusi quotidiani, fra cui quelli che oggi si sono schierati per il ”No” al referendum del 21 settembre.

Ma ecco un brano del pensiero di Nilde Iotti riguardo la riduzione del numero. dei parlamentari, riportato dall’on. Livia Turco (Pci/Pd)  in questa intervista  del 19 giugno 2019 a il Sole 24 Ore ( https://www.ilsole24ore.com/…/il-riformismo-nilde-iotti-AC4…)
"Le sue idee riformatrici erano: centralità del parlamento, il superamento del bicameralismo per costituire il Senato delle autonomie locali, la riduzione del numero dei parlamentari, maggiori poteri all'esecutivo con l'introduzione dell'istituto della sfiducia costruttiva, ampliamento dei poteri d'inchiesta e di controllo da parte del Parlamento..."                                                                                                                                                               A seguire un’altra conferma che appare come la “prova del furto” delle nostre proposte.                                       "Prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera, Nilde Iotti, nata a Reggio nell’Emilia nell’aprile del 1920 e deceduta a Poli nel dicembre del 1999, ebbe un ruolo di primo piano nella stesura della Costituzione Italiana. Nell’intervista in Rai, rilasciata a Raffaella Carrà nel 1984, sottolineava la necessità di ridurre il numero dei parlamentari, a fronte del cambiamento che, già all’epoca, aveva attraversato la nostra democrazia e la società italiana. Già lei chiedeva di tagliare il numero di deputati e senatori e oggi, finalmente, con il Movimento 5 Stelle al Governo, questa riforma sta per diventare realtà.                                                                 Nel 1948, quando è entrata in vigore la Costituzione, uscivamo dal fascismo e c’era la necessità di ristabilire un rapporto del tutto democratico con la società. Ma adesso ci sono Consigli Regionali che sono stati eletti nel 1970, Consigli Provinciali, Consigli Comunali, siamo cioè di fronte a una società molto più articolata, una democrazia molto più articolata. Allora io ritengo che il numero dei parlamentari sia davvero troppo alto”. https://www.ilblogdellestelle.it/2019/10/taglio-parlamentari-ne-parlava-nilde-iotti-gia-nel-1984-ora-diventera-realta.html)

  

Sulla questione-immigrazione non mi diffondo poiché ho scritto un libro e diversi articoli. Ribadisco un mio parere secondo  cui l’on. Matteo Salvini, forse illuminato da alcune reminiscenze risalenti alla sua militanza comunista, ha usato le nostre proposte storpiandole e depurandole del loro carattere umanitario e solidaristico. Purtroppo, l’assenza di una controproposta equilibrata e armonizzata con gli interessi dei lavoratori italiani e stranieri e con le opinioni e i disagi degli strati sociali più deboli, che un partito di governo (come il PD) dovrebbe possedere e divulgare, ha lasciato campo libero agli slogan demagogici di Salvini il quale ha già incassato un sorprendente risultato che cerca di riconfermare nelle prossime elezioni politiche generali.  

Articoli connessi:

https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/elezioni/dibattito_1339165923.htm

https://www.ibs.it/immigrazione-moderna-schiavitu-paese-che-libro-agostino-spataro/e/9788892338661

 

 

mercoledì 12 agosto 2020

VACCINO RUSSO: PERCHE’ L’OSTRACISMO?


di Agostino Spataro

Spiace rilevare che alcuni settori della cd. "comunità scientifica", che tanto affiatata ( e produttiva) non sembra giacché sull'emergenza Covid 19 non é riuscita a mettersi d'accordo sull'analisi e sul da farsi, così come taluni organi stampa, abbiano ignorato e/o messo in dubbio la serietà, l'affidabilità dell'annuncio del presidente della Federazione russa dell'avvenuta registrazione del primo vaccino denominato “Sputnik V”.

Ora, una cosa è la necessaria prudenza - con cui pare si stia procedendo- ben altra cosa sono lo svilimento fazioso, pregiudiziale, l’ostracismo. Quasi fossero rimasti dispiaciuti di tale annuncio.

Forse perché si teme che tale "primazia" potrebbe nuocere agli enormi interessi delle grandi case farmaceutiche dominatrici del mercato del farmaco.

E’ bene ricordare che siamo davanti a una pericolosa pandemia che - a circa 8 mesi  dal suo manifestarsi, in Italia e in Europa - non si riesce a fermare, a contenere, anche per irresponsabilità di diversi governi, incapaci e reazionari, che l'hanno negata o sottovalutata. Un’emergenza drammatica che se dovesse arrivare- come si teme-  una seconda ondata in autunno, rischia di aggravarsi e di sfuggire a ogni controllo. 

L'umanità intera é di fronte a un problema di vita o di morte. Solo il vaccino può scongiurare tale, terribile dilemma. E “questi” invece di cooperare per capire e agire meglio, si esercitano a seminare dubbi.

Ma si può essere così faziosi?

La gente aspetta, con ansia, il vaccino per salvarsi e sarà grata a chi glielo offrirà. E non guarderà, certo, al colore politico o all’appartenenza etnica dell’offerente. Purtroppo, siamo costretti ad assistere allo "spettacolo" di certi scienziati e commentatori, che continuano a chiacchierare nei salotti televisivi, i quali mettono in dubbio il lavoro e la competenza altrui.

In questo caso degli scienziati russi, che vantano, per altro, una buona ed antica esperienza in fatto di virus, i quali, pur con tutte le difficoltà, hanno ottenuto questo importante risultato. Come detto dallo stesso presidente Putin ci saranno altre verifiche e - se tutto dovesse andare per il giusto verso- il vaccino sarà distribuito a gennaio del 2021. Ci sono ancora sei mesi per accertare l’efficacia e la sicurezza dello Sputnik V. Vedremo! E’ ovvio che se non dovesse dare tutte le garanzie nessuno si precipiterebbe a farselo iniettare.    

Infine, una notazione di ordine morale e politico. Nella loro faziosità i “re-censori” nostrani dimenticano il generoso contributo, in mezzi e personale specializzato, offerto al popolo italiano (nel mesi più acuti della pandemia) dalla Russia, da Cuba, dalla Cina e - cosa ancor più rilevante- non mostrano di apprezzare il fatto che fra i primi volontari della sperimentazione del vaccino russo c'é la figlia del presidente della Federazione russa. La qualcosa è, di per se stessa, una garanzia di serietà oltre che di  grande sensibilità, di coraggio che nessun altro capo di stato o magnate della finanza avrebbe/ha consentito. In queste drammatiche circostanze non si può pensare ai soldi, ai voti, ma solo e soltanto alla salvezza dei cittadini.

La pandemia è una brutta bestia che dobbiamo sconfiggere. Perciò l'unica cosa da fare, la priorità politica e scientifica é quella di cooperare, con spirito solidaristico, fra scienziati, Istituti e governi, ecc, di ogni continente per debellare il male e rimettere in moto le nostre società avvilite, l’economia in caduta libera, il sistema dei servizi sociali sottoposti a durissima prova.

Agostino Spataro

(12 agosto 2021)

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venerdì 7 agosto 2020

Il nostro "MISSILI E MAFIA- La Sicilia dopo Comiso" in diverse biblioteche italiane e straniere.

 


University of Siena - Library of Legal-Political Studies: 'Circolo Giuridico'

Siena, 53100 Italy

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66 km

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2.

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
BNCR

Roma, 00185 Italy

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142 km

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3.

Biblioteca dell'Area Letteraria Storica Filosofica

Roma, 00133 Italy

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150 km

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4.

Bayerische Staatsbibliothek

München, 80539 Germany

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558 km

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5.

Universitätsbibliothek der Eberhard Karls Universität

Tübingen, 72074 Germany

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643 km

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6.

Württembergische Landesbibliothek
WLB Stuttgart

Stuttgart, 70173 Germany

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666 km

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Bibliotheek Universiteit van Amsterdam
Library University of Amsterdam

Amsterdam, 1000 GD Netherlands

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1100 km

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8.

Danish Union Catalogue and Danish National Bibliography
library.dk; bibliotek.dk; DBC

Ballerup, DK 2750 Denmark

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1300 km

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9.

Royal Danish Library - Copenhagen / CUL (DKB)
Det Kgl.
Bibliotek - København / KUB

Copenhagen K, DK-1221 Denmark

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1300 km

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10.

HCL Technical Services
Harvard College Library

Cambridge, MA 02139 United States

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6400 km

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11.

New York Public Library System
NYPL

New York, NY 10018 United States

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6700 km

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12.

Princeton University Library

Princeton, NJ 08544 United States

 

 

 

Keep@Downsview
Univ of Toronto at Downsview

Toronto, ON M3H 5T6 Canada

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6900 km

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14.

Library of Congress

Washington, DC 20540 United States

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7100 km

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15.

University of Illinois at Urbana Champaign

Urbana, IL 61801 United States

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7700 km

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16.

Stanford University
Hoover Institution Library

Stanford, CA 94305 United States

 

 

 

 

 

SITI BIBLIOTECHE / “Missili e Mafia”

 

https://www.worldcat.org/title/missili-e-mafia-la-sicilia-dopo-comiso/oclc/16867253/editions?referer=di&editionsView=true

 

http://www.archivio900.it/it/libri/lib.aspx?id=1387

 

https://catalog.princeton.edu/catalog/442871

 

https://opac.uniroma1.it/SebinaOpacRMS/Opac?action=search&thAutEnteDesc=Spataro%2C+Agostino&startat=0

 

http://librarsi.comune.palermo.it/opaclib?db=solr_l

 

https://www.tib.eu/en/search/id/TIBKAT%3A531554104/Missili-e-mafia-la-Sicilia-dopo-Comiso/

 

http://kvk.bibliothek.kit.edu/view-title/index.php?katalog

 

http://opac.sicilia.metavista.it/opac_sicilia/opaclib?db

 

http://web.e.toscana.it/SebinaOpac/Op

 

https://viaf.org/viaf/32131092/

 

https://www.biblioteche.regione.lombardia.it/vufind/Searchopacrl/Results?lookfor=%22Occhetto%2C+Achille%22&type=Author

 

http://www.bibliotecacentraleregionesiciliana.it/Bibliografia_mafia2019.pdf

 

http://opac.regione.lazio.it/SebinaOpac/resource/RL10507744

 

http://ola.bida.im/cgi-bin/koha/opac-detail.pl?biblionumber=7774

 

https://biblioteca.camera.it/application/xmanager/projects/biblioteca/attachments/documenti/files/000/000/234/Nuove_accessioni_Polo_201502.pdf