Segnalo questo articolo pubblicato in "La Repubblica" del 27 febbraio 2009, e ripreso dal "forum italiano dei movimenti per l'acqua ". Già allora era percepibile lo sventurato disegno, ma quasi tutti lo sostennero, apertamente o col silenzio, in barba ad ogni etica pubblica e al semplice buon senso.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
a.s.
Fonte : La Repubblica (Palermo)
Agrigento - Acqua : la
privatizzazione autoritaria
di Agostino Spataro
Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell’acqua in provincia
d’Agrigento si farà solo con l’intervento di commissari e della forza pubblica.
Esagerazione ? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa
procedura d’aggiudicazione alla società “Girgenti acque” della gestione
trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle
reti locali ai funzionari di detta società.
L’altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di “Girgenti
acque” si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri
asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine.
I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai
carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno
formalizzato gli atti dell’avvenuta consegna.
Roba d’anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro
il malgoverno e l’autoritarismo.
Si, perché, a parte la questione specifica, in questa vicenda, unica in
Sicilia e forse anche in Italia, vi sono elementi e comportamenti che - a mio
parere- mettono in discussione taluni diritti fondamentali che la Costituzione
attribuisce alle autonomie locali, soprattutto in materia di gestione dei
servizi locali. Senza dimenticare il particolare che lo Statuto siciliano
prevede anche per l’organizzazione di tali servizi la costituzione dei “liberi
consorzi dei comuni” che dovrebbero prendere il posto delle attuali province.
Ma dove si vuole arrivare ? Si tratta di diritti inalienabili di fatto
mortificati da talune leggi nazionali e regionali quasi sempre approvate in
sordina (con emendamenti cammellati) da maggioranze “trasversali”.
Trasversalità che, ormai, nessuno capisce, specie quando serve per imporre
la privatizzazione di servizi essenziali, popolari come la gestione dell’acqua
che è un bene comune e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Leggi raffazzonate, contorte, difficili da applicare, se non per mezzo di
commissari a ripetizione e domani, chissà, di battaglioni di carabinieri.
Tutto ciò accade in una regione con uno Statuto di autonomia molto speciale,
con un governatore che è leader di un Movimento per l’autonomia. Evidentemente,
tutta questa traboccante autonomia
si ferma a Palermo, ad esclusivo appannaggio di una cerchia ristretta di
politici e potentati, e non arriva ai municipi, ai cittadini i quali, dopo lo
sconcio dei 27 Ato-rifiuti, dovrebbero ingoiare, anche per il servizio idrico,
una deficitaria gestione e le esose tariffe d’improvvisate società private.
Come, appunto, sta accadendo in provincia di Agrigento dove, da tempo, è in
atto uno scontro durissimo fra la maggioranza dei sindaci (30 su 43) e la quasi
totalità delle popolazioni contro la presidenza dell’Ato idrico, l’Agenzia
regionale per l’acqua e i rifiuti (ex commissariato) e la società Girgenti
acque, alla quale è stata aggiudicata, con atto d’imperio fra Natale Capodanno
del 2006, la gestione trentennale dei servizi idrici dell’intera provincia.
Un affare per centinaia di milioni di euro sbloccato mediante l’intervento
sostitutivo di un commissario ad acta inviato da un commissario superiore.
Insomma, per ogni passaggio un commissario, un intervento impositivo. Tutto
ciò non è accettabile.
Perciò l’aggiudicazione fu contestata e impugnata dai sindaci con ricorso
tuttora pendente presso il Cga di Palermo. Nell’attesa del pronunciamento, la
situazione resta in movimento (e che movimento !) e per nulla scontata.
Infatti, nel frattempo, è cresciuta la protesta popolare e diversi hanno
cambiato parere sulla privatizzazione. E’ cambiato il presidente della
Provincia (che è anche presidente dell’Ato idrico). Il nuovo, Eugenio D’Orsi
del Mpa, che almeno sembra avere il dono di parlar chiaro, ha pubblicamente
dichiarato che quel contratto natalizio “è stato fatto con i piedi…perché
penalizza l’utenza invece di avvantaggiarla”.
Ai controversi passaggi giuridici e formali, bisogna aggiungere - ci dice
Rosario Gallo, sindaco di Palma Montechiaro - l’anarchia funzionale che
caratterizza questa prima fase di gestione della Girgenti acque (molti sindaci
prima favorevoli ora chiedono la rescissione del contratto per gravi e ripetute
inadempienze o disservizi), l’inaffidabilità sul piano economico e finanziario
delle stessa, le tariffe salatissime, i conflitti di competenze fra società,
comuni ed Eas per l’utilizzo e la sistemazione del personale addetto e la
gestione delle reti e degli impianti, ecc.
Un quadro a dir poco preoccupante che non lascia ben sperare per il futuro
di questa provincia che soffre la sete anche in questo periodo in cui le
riserve idriche, grazie al cielo, sono in esubero.
Perciò è ripartito, più forte di prima, il movimento trasversale dei sindaci
e dei consigli comunali che, a stragrande maggioranza, chiedono di tornare alla
gestione pubblica.
Sabato 28 se ne discuterà ad Agrigento nel corso di una manifestazione
pubblica, cui parteciperanno anche diversi sindaci e consiglieri comunali di
altre province siciliane.
Sarà presentata anche una bozza di proposta di legge d’iniziativa popolare
per ripristinare la facoltà dei comuni di poter scegliere fra gestione pubblica
e privata. Una scelta di libertà, già ripristinata con legge dal Consiglio
regionale della Lombardia.
Domanda : a sostegno della richiesta plebiscitaria dei cittadini non si
potrebbe presentare all’Ars una proposta di legge d’iniziativa parlamentare
“trasversale”, magari chiedendo la procedura d’urgenza ?