giovedì 10 settembre 2015

UNGHERIA: VERSO LO STATO DI CRISI ?


Così appariva (ieri 9/9 alle ore 13, 30) la stazione Keleti di Budapest. Da questa e altre foto sembra che si vada verso la normalizzazione della situazione determinatasi a seguito dell'afflusso di migliaia di profughi (siriani) e di migranti di altre nazionalità. 
Tutto tranquillo? Parrebbe proprio di no. Oggi, il governo magiaro ha disposto l'invio di reparti dell'esercito per il controllo della frontiera con la Serbia, mentre corrono voci che la settimana prossima, con l'entrata in vigore della nuova legge sull'immigrazione, potrebbe proclamare addirittura lo "stato di crisi" per causa d'immigrazione. (a.s.)


Interno stazione, binario n.9: immigrati in attesa del treno per Vienna.
                                        
Fila d'immigrati in attesa del treno per Vienna

Sottopassaggio Keleti: finalmente è arrivata l'Associazione di assistenza islamica. Questo signore è un barbone ungherese (se ne vedono tanti a Budapest) il quale ha chiesto un rotolo di carta igienica. La responsabile del banco ha respinto la richiesta perchè non è profugo.  Evidentemente, la signorina ha ritenuto che un "profugo in patria" non abbia diritto a un rotolo di carta igienica.  Così è se vi pare!


Radi bivacchi nel sottopassaggio. Poche persone e molti cartoni pieni di vestiario abbandonato.

Nel sottopassaggio
                                        
Si ricaricano le batterie dei telefoni cellulari.

giovedì 3 settembre 2015

KELETI: IN ATTESA DEL TRENO PER BERLINO... SPERANDO CHE NON PIOVA




Budapest, vita da profughi...
Budapest, 4 sett. 2015. Non desidero fare nuovi commenti. Vi propongo questa selezione di foto che ho preso ieri sera alla stazione Keleti di Budapest. D'altra parte, non è successo nulla di rilevante. 
Tutti parlono e scrivono di profughi, di Europa, Onu, ma per loro non succede nulla. Tranne il fatto che il treno "della speranza", partito ieri mattina verso il confine austriaco, è stato fermato Bicske a metà del percorso. E' ancora lì. I profughi si sentono ingannati, protestano. In mancanza di mezzi, scrivono con la schiuma da barba i loro cartelli di protesta. Ma si sa: la schiuma è appariscente quanto inconsistente e presto evapora... Per ora, la più grande paura per i profughi è la pioggia, annunciata per domani, sabato 5. Basterebbe, infatti, un forte acquazzone per creare gravissimi disagi alle famiglie, ai tanti bambini che sarebbero costretti ad abbandonare i precari ricoveri. Per andare dove? Questo nessuno lo sa o lo dice.
(Agostino Spataro)



                               Ricovero nel sottopassaggio della stazione Keleti (vista parziale)

                               Arriva l'acqua per la doccia...


                                                Ore 18,00: lezione di disegno


                               "Questo l'ho fatto io"

                               Corridoio centrale del sottopassaggio

                               Tentativo di riposo

                                            I benemeriti volontari di "Migration Aid"

                               Concerto di musica tzigana

                                Madre e figli

        
                               Madre che allatta il bambino

                                Figlio con la vecchia madre



                               Veduta parziale sottopassaggio

    Saleh è contento perchè ha ricevuto un cetriolo e un orsetto di peluche

                                La "Rendorseg" vigila. Interno della stazione

                               Si ricaricano i celulari

                               Vista del lato destro del sottopassaggio

                                Lato destro del sottopassaggio

   Baross ter (piazza della stazione Keleti)

                               Sottopassagio, parte centrale

mercoledì 2 settembre 2015

BUDAPEST, CRONACA DI UNA PARTENZA NEGATA



di Agostino Spataro

(da Budapest) La situazione delle migliaia di profughi e migranti, ammassati dentro e intorno la stazione Keleti di Budapest e ai confini meridionali dell'Ungheria, rischia di sfuggire al relativo controllo finora esercitato dalle forze di polizia. 
Stamattina (3/9) le autorità ungheresi hanno deciso di riaprire la stazione Keleti, ma di annullare le partenze di tutti i treni verso l'Europa, mentre possono continuare a circolare quelli interni. 
I profughi sono corsi ad occupare i treni in sosta, sperando di partire. Per dove? Nessuno lo sa. Probabilmente prenderanno un treno verso il nord, verso le frontiere austriaca, slovacca dove attendere l'agognato passaggio in Germania. In ogni caso, lasceranno i marciapiedi di Budapest in cerca di un rifugio più degno per le famiglie al seguito, per i tantissimi bambini, da diverse settimane bivaccanti nei sottopassaggi e nei dintorni della stazione. La situazione potrebbe precipitare. C'è chi teme una catastrofe umanitaria. Si spera in una soluzione immediata e giusta, umanitaria, appunto.  

Il pezzo e le foto allegate si riferiscono all'occupazione pacifica del 1 sett. 2015 cui ho assistito alla stazione Keleti di Budapest "assediata" , dall'esterno e dall'interno, da migliaia di profughi, in prevalenza siriani, che, biglietto in mano, volevano partire per la Germania ma non potevano perchè bloccati da centinaia di agenti di polizia. 
La Germania, di nuovo ricca e potente, divenuta il "miraggio", l'unico attraente, per milioni di profughi e di migranti provenienti dalle sabbie di deserti dove anche i miraggi, le più povere illusioni sono stati sepolti dalle guerre "umanitarie" e "integraliste".

Per accedere in stazione mi sono sottoposto ai controlli speciali scattati dopo la decisione di chiudere la stazione al traffico ferroviario e ai movimenti dei passeggeri. Per alcune ore, sono rimasto bloccato dentro la stazione insieme ai profughi e ai poliziotti e così ho potuto assistere allo svolgimento delle fasi più drammatiche dall'occupazione pacifica dei treni in partenza per l'Austria e la Germania all'evacuazione dei suddetti treni, al ritorno degli extracomunitari nel piazzale antistante la stazione (Baross ter) dove hanno continuato la protesta.
Quella che si vive a Budapest e nelle zone di confine è una situazione carica d'incertezze e di esasperazioni, di disagi gravissimi, specie per donne e bambini. Assurda, perfino.
Poichè è semplicemente assurdo vedere fronteggiarsi una massa crescente di profughi (non di emigrati economici) siriani che non vogliono restare in Ungheria ma partire per la Germania e le forze dell'ordine di un governo che vorrebbe vederli partire ma è costretto a farli restare, in nome di un'Europa che non sa che pesci pigliare. 
In tale contesto, un fatto ci appare meritevole e degno di nota:  il comportamento esemplare, responsabile degli uomini e delle donne della "Rendorseg" (polizia ungherese) che, fino a oggi, hanno dimostrato di sapere fronteggiare, con pacata fermezza e senso di umanità, una situazione molto difficile, soverchiante che presenta le caratteristiche non di un ordinario movimento migratorio, ma di un vero e proprio ESODO verso l'Europa. 
Un nuovo esodo. Questa volta in direzione opposta!

Non mi dilungo, affido il commento ad alcune (mie) foto senza pretese (qui allegate e che si possono usare liberamente purchè se ne citi la fonte) che spero diano un'idea dei momenti di grave tensione che si stanno vivendo in Ungheria e delle sofferenze, dei disagi dei profughi la gran parte dei quali- mi ha detto un giovane siriano di Damasco- scappano dall'IS che è, ormai, alle porte della capitale siriana. E il mondo sta a guardare!
Aggiungo solo un codicillo: se qualcuno vuol cercare le maggiori responsabilità di tale sconquasso non volga lo sguardo soltanto verso l'Oriente dei dittatori e delle petromonarchie assolutiste, ma verso Parigi, verso l'Eliseo che in queste drammatiche giornate vediamo ergersi a tutore dei diritti umani (un tempo la Francia lo è stata per davvero e con onore) e a censore dei comportamenti dei Paesi d'ingresso (fra cui Italia, Ungheria, Grecia, ecc) con ipocrite lezioni di "galateo"  umanitario. Dopo aver chiuso la frontiera di Ventimiglia!
In realtà, non si capisce cosa stia succedendo in Francia. 
Dopo Chirac, sembra essersi insediato un potere informe che, in un'inquietante continuità fra centro-destra di Sarkozy e  "sinistra" di Hollande, sta destabilizzando Paesi chiave in Africa, in Medio Oriente e nel Mediterraneo (dalla Libia alla Siria, ecc) dai quali- se ci fate caso- proviene la più parte dei profughi e delle masse di migranti disperati. 
Certamente, l'Eliseo non lavora in solitario, ma in combutta con altre potenze della Nato; tuttavia da Parigi sono partite le azioni più destabilizzanti. E questo è il risultato.
   (Agostino Spataro)

ORE 8,00: assalto ai treni










Ore 10,00: evacuazione dei treni









Ore 11,00: liberati i binari, riprende la protesta davanti la stazione, in Baross ter.









lunedì 31 agosto 2015

BUDAPEST: LA PROTESTA DEGLI IMMIGRATI






Foto (mie) della protesta degli immigrati di ieri( 30 agosto 2015) davanti la stazione Keleti di Budapest. (agostino spataro)

venerdì 21 agosto 2015

LE ANIME DEI TEMPLARI?

                                                  "Beduini omar sperduti nel deserto" 
                                                           olio di Georges Secan (da Google) 



Le anime dei Templari?


Fra le sabbie infuocate del “Rab al khali” (il “Quarto Vuoto”), lo ster­minato deserto della penisola arabica, vagano alcune centinaia d’indi­vidui biondi, uomini e femmine, figli di una santa missione che, all’incirca due secoli fa, partì dalla Renania per portare la luce della scienza e della medicina ai beduini.

Si dice che siano medici, infermieri, astrologi, predicatori venuti a “salvare” i figli del deserto, ma dal deserto siano stati  abbagliati, inghiot­titi. Vagano per il “quarto vuoto”, a piccoli gruppi; ognuno porta con sé i figli e le capre. Dormono in tende nere. Fra loro parlano una lingua strana ma conoscono l’arabo, perfettamente.

Altro non si sa della loro misteriosa esistenza. Forse, è una delle tante favole fiorite fra le sabbie, nella solitudine del deserto.

Qualcuno sostiene di averli avvistati, di avere, addirittura, parlato con loro…Non svelano mai la loro identità. Forse, dopo tanto tempo, l’avranno smarrita. Dicono solo di rappresentare l’avanguardia di un esercito invisibile: i figli delle anime dei templari massacrati venuti nel deserto in cerca di silenzio e di pace.
Mah!

Questo “segreto” mi confidò Amir durante una sosta di preghiera fra le dune intorno all’oasi di Nizwa, in Oman. 
                         (Agostino Spataro, Budapest, 22 agosto 15) 


            Il racconto è una favola, forse un sogno, ma Amir è reale. Eccolo, con me, al mercato dell'oasi di Nizwa.